martedì 31 maggio 2011

QUESTIONE DI ENERGIA


Le città sono quanto di maggiormente energivoro ci sia sul Pianeta. Lo ribadisco perché è un concetto difficile da comprendere in tutta la sua complessità. Ecco complessità è la parola giusta per definire le megalopoli o le metropoli o le semplici città, agglomerati densi di persone che vogliono e necessitano di ENERGIA.

L’energia non è gratis, occorre pagarla e nelle città costa sempre di più, costa perché gli alimenti devono arrivarci nelle città, e nelle città non ci sono spazi per coltivarli. I bambini milanesi da anni pensano che il latte lo faccia la Centrale del Latte, nonostante gli orti urbani, le visite ai parchi urbani, e gli urbanissimi insegnanti.

Per comprare l’energia serve lavorare e il LAVORO è stata la parola chiave DELLE ELEZIONI AMMINISTRATIVE, da cui esce un verdetto semplice semplice: BASTA CON I CENTRISTI.

Lavoro a Milano, Napoli, Trieste, Cagliari, Pordenone.

Città diversissime, ma tutte con un unico problema di cui la Destra non si è MAI occupata; era noto che l’occupazione della destra fosse propaganda per manipolare i pensieri dei cittadini e distrarli dal vero scopo, assai poco politico, di salvare il sedere flaccido a B. dalle investigazioni della Magistratura.

Nelle città dunque era palese la necessità di cambiare la classe dirigente e così hanno fatto, decidendo dalla base che Berlusconi e i suoi non li vogliono più vedere, con le loro bugie, i loro insulti e i loro figuranti, le pagliacciate e le aggressioni verbali, il non far parlare l’avversario perché si era in continua campagna elettorale.

Nelle città dove la sopravvivenza è più difficile, le voci del buon senso si sono fatte sentire e hanno votato non i supercandidati della destra o gli accrocchi misto PD/terzopolo ma candidati della cosiddetta “estrema sinistra” come Pisapia o Zedda, loro si “giovani”.

Nella scala di Maslow il lavoro che sostiene e fa sopravvivere è l’ARGOMENTO.

Non certo le reti wireless o le chiavette USB.

Non saprei però dire fino a che punto si spinge questo rinnovamento di buon senso, non saprei dire se anche nelle campagne d’Italia, dove si sopravvive comunque con un orto o con un giardino, dove l’energia per vivere costa di meno, se anche lì sentono l’urgenza di spazzare il berlusconismo (B. è già spazzato).

E cito Paolo Flores d’Arcais:

La strada maestra del ritorno alla democrazia non passa perciò per il flirt con Casini, Fini (addirittura Rutelli!), ma per un centrosinistra serenamente “estremista”, che implora la società civile di partecipare all’alleanza elettorale con liste autonome, e che rinnova i suoi gruppi dirigenti con i Massimo Zedda, non con i Matteo Renzi.

E concludo in un ATOMO:

ANDIAMO A VOTARE SISISISI

IL 12 E IL 13 GIUGNO 2011.

lunedì 30 maggio 2011

giovedì 26 maggio 2011

Essential Mozart : German Dance No 3 K 605

EPPURE QUALCUNO CHIAMA QUESTO CALDACCIO "BEL TEMPO"


 


Cliccando il titolo arrivate al sito che l'ha riportato.

Si chiama GREENREPORT e consiglio a tutti di mettersi sulla mailing list.
Arrivano quotidiane informazioni generali sull'Italia e il resto del Mondo, e poi in fondo ci sono notizie in dettaglio sulla Toscana, perchè il sito è toscano.

Oggi mi è arrivato un articolo sulla siccità in Europa, in particolare la Francia.

L'articolo cita il giornale francese L'Alsace:
"La siccità in Alsazia potrebbe essere la più grave che si ricordi peggiore di quelle del 2003 e del 1976: in Alsazia sono caduti 78 mm di pioggia dall'inizio dell'anno, cioè un deficit di 100 mm sulla media e 30 mm in meno che nel 2003 o nel 1976".
La siccità sta danneggiando fortemente i campi di mais e grano e mettendo in serie difficoltà gli allevatori di bestiame.
Campi ad agricoltura intensiva, pieni di fitofarmaci che inquinano le falde per far crescere mais che è dato alle mucche che poi mangiamo. Ogni mucca costava nel 200o 9 litri di benzina. E devasta l'ambiente. E non serve alla nostra dieta, ci ammaliamo con la carne in eccesso.
Già a metà maggio oltre un quarto del territorio francese era colpito dalla siccità, ma i dipartimenti interessati erano "solo" 26. Il ministro dell'ecologia, Nathalie Kosciusko-Morizet, nei giorni scorsi ha definito prematura l'idea di stabilire una "tassa-siccità".
Il che signifca che qualcuno sta pensando alla TASSA SICCITA'.
Il problema comincia a riguardare anche le centrali nucleari che consumano molta dell'acqua dolce francese. E non sono solo grano e centrali nucleari ad essere in difficoltà, come ha spiegato Mark Lewis, della Deutsche Bank, «Le temperature elevate e le precipitazioni molto basse in Europa hanno portato a far abbassare il livello delle dighe idroelettriche nel continente».
La sicurezza delle centrali nucleari, se mai fosse esistita, è comunque legata a un clima non secco. Stiamo andando verso la siccità e la Francia con tutte quelle centrali sente per prima l'odore del pericolo.
Gli europei possono "consolarsi" con quanto sta accadendo in Cina, devastata dalla siccità, e dove è annunciata una carenza di elettricità "storica". Secondo il fornitore statale di elettricità della Cina il Paese quest''estate «Dovrà far fronte alla più grave penuria di elettricità della sua storia. Questa penuria colpirà particolarmente Pechino, Tianjin, Shanghai ed altre città straniere», cioè il cuore pulsante ed inquinante dell'inarrestabile crescita cinese.
A quanto pare la siccità sarà l'unica cosa che fermerà i cinesi. Il pianeta avverte.

Ma la siccità non è solo un fenomeno francese: sta colpendo la maggioranza dell'Europa ed il culmine è previsto a giugno.
Secondo il Centre mondial de climatologie des précipitations, alcune regioni dell'Europa centrale hanno registrato un calo delle precipitazioni del 40% tra febbraio ed aprile, con un'umidità inferiore dell'80% alla media del periodo 1951 - 2000.
Nessuna precipitazione che permetta di mettere fine alla siccità è prevista nel mese di maggio».
Maggiori piogge sarebbero necessarie per mantenere la crescita del grano in gran parte della Francia e della Germania».
Il Met Office britannico è preoccupato il sud e l'est resteranno molto secchi e i temporali che potrebbero formarsi nel sud dell'Inghilterra la settimana prossima potrebbero inondare i terreni agricoli duri come la pietra.
Niente pioggia, solo secco. Ma i nostri meteo da strapazzo televisivi li vedi con la boccuccia lamentarsi di qualche BENEVOLISSIMA PIOGGIA come di BRUTTO TEMPO.
Loro non bevono, non mangiano, non si vestono, sono ologrammi.
Loro vanno al mare o a fare shopping, devono dimagrire per indossare i costumi estivi e abbronzarsi per cuccare in discoteca. Il problema di queste persone sono le ascelle depilate, le unghie decorate e i capelli cotonati. Tuttalpiù, giusto per far credere di essere sostenibili, si parla di spiagge per cani.

Daniela




mercoledì 25 maggio 2011

Nuove regole per Internet

JUAN CARLOS DE MARTIN

Si conclude stasera a Parigi il primo e-G8 Forum, un summit dedicato alla Rete voluto da Sarkozy in vista del G8 di Deauville del 26-27. Al centro dell’agenda dei G8, infatti, ci sarà - oltre a temi più consueti - Internet. Non sarà la prima volta: i G8 si occuparono della Rete già nel 2000 a Okinawa. Ma da allora sono cambiate molte cose: all’epoca molti parlavano di Napster e quasi nessuno di Google, Skype doveva nascere, e Zuckerberg, co-fondatore di Facebook, andava al liceo.

Il numero di utenti della Rete è quasi sestuplicato, passando da 360 milioni a oltre
due miliardi, e l’accesso wireless è diventato importantissimo.

Forse per questo motivo Sarkozy ha voluto organizzare il primo «e-G8 Forum», al quale stanno prendendo parte circa 600 persone, inclusi molti tra i nomi più famosi del mondo Internet. Ci sono motivi per guardare con una certa preoccupazione a questo primo «e-G8» e alle decisioni che il G8 potrebbe prendere in merito alla Rete.

Innanzitutto, il padrone di casa, Sarkozy, negli anni scorsi si è contraddistinto per aver imposto, per primo in Europa, un approccio draconiano a tutela degli interessi di alcune industrie culturali. Con la legge francese Hadopi, infatti, chi è sospettato di utilizzi illeciti di file musicali o video è ora punito con una serie di sanzioni che possono arrivare alla disconnessione da Internet dell’intero nucleo familiare. Non esattamente le migliori credenziali per discutere della Rete in maniera equilibrata.

In secondo luogo, a leggere il programma dell’e-G8 Forum sembrerebbe che Internet sia quasi esclusivamente dominio di aziende private. Non solo, infatti, l’organizzazione del forum è stata affidata a Maurice Lévy, il proprietario di una delle più grandi agenzie pubblicitarie al mondo, ma il programma è pervaso di amministratori delegati, lasciando la società civile e le università, le vere madri di Internet, in nettissima minoranza.

È dunque legittimo chiedersi quale sia la vera agenda del Forum: confronto reale sul futuro della Rete o semplice messa a punto di decisioni già prese da relativamente pochi attori? Letti i comunicati ufficiali, l’attenzione dei G8 sembra concentrarsi su due aree: gli usi illeciti delle opere dell’ingegno e la neutralità della Rete. Sul primo punto, la sensazione è che i governi dei principali Paesi al mondo, a partire dagli Usa, piuttosto che riformare il copyright per adattarlo all’età della Rete, preferiscano confermare la deriva proibizionista che, dopo Hadopi, sta ora portando al controverso trattato internazionale Acta, con pene per i trasgressori sempre più severe e apparati di sorveglianza sempre più pervasivi.

Sulla neutralità della Rete, invece, il rischio è un possibile scambio secondo il quale le imprese di telecomunicazioni europee, alla caccia di fondi con cui ammodernare le loro reti, otterrebbero di violare la neutralità della Rete, ovvero l’ok politico a «tassare» le americane Google e Facebook che devono necessariamente passare per i loro cavi se vogliono raggiungere mezzo miliardo di europei. Le aziende americane in cambio otterrebbero la fine degli attacchi a cui sono soggette da un paio d’anni a questa parte; inoltre le nuove «tasse», per quanto odiose, costituirebbero comunque una barriera contro potenziali start-up concorrenti. Tale ipotetico scambio violerebbe uno dei pilastri di Internet, ovvero la regola che chi possiede i cavi può benissimo farsi pagare per fornire accesso, ma non può imporre balzelli sui bit in transito.

Che le intenzioni siano queste o no, i Paesi più ricchi del mondo dovrebbero evitare di arroccarsi in difesa dello status quo e scegliere, invece, di affrontare la rivoluzione digitale a viso aperto. Puntando su innovazione e creatività. Abbracciando la Rete come straordinaria piattaforma di competizione e collaborazione. E ricordando a tutti che, se le circostanze lo richiedono, ogni nuova generazione è libera di modificare le norme ricevute in eredità dagli antenati.

Un vento costituente all’e-G8 Forum spazzerebbe via l’impressione di una passerella per potenti e darebbe alle eventuali decisioni dei G8 una legittimazione politica e morale che andrebbe ben oltre il peso dei rispettivi Pil.

"VERGOGNA MONDIALE IN COSTARICA" ?

RUBANO LE UOVA DI TARTARUGHE MARINE, PER VENDERLE.












Il fatto è che siamo troppi, sempre di più, e sempre a spese dell'ambiente. Ma questo modo di vivere a spese di tutto ha una scadenza.

Pochi hanno capito che ogni specie animale deve essere in equilibrio con tutte le altre, senza danneggiare l'ambiente in cui vive.

Le riserve sono limitate, addirittura il mare che sembra tanto grande si sta spopolando.

Preleviamo milioni di tonnellate di pesci ogni anno e ci sembra normale. E nessun animale prima di noi aveva prodotto rifiuti che non fossero velocemente degradabili.

Ci comportiamo come se avessimo un altro mondo su cui scappare.

Saremo sempre di più, sempre più soli, sempre più al caldo, sino alla fine. Una specie di virus per questo pianeta.

E la chiamano civiltà, progresso....

AGGIORNAMENTO 1 giugno 2011

Viene fatto osservare, in modo abbastanza rude, da un blogger che si firma “Davide Sp”: “Non ho voglia di perdere tempo leggendo i commenti ma spero vivamente che ve ne siano come il mio: il messaggio lanciato da questo post è erroneo e fuorviante. E' una bufala. Ricevetti una mail simile mesi fa, eravamo ancora nel 2010. Informatevi prima di allarmare la gente, Internet non va usato a sproposito.”.

Più oltre continua: “a smentita... http://www.save-a-turtle.org/?p=486”.

Il link rimanda ad un blog in lingua inglese, denominato “Save-A-Turtle”, su cui una blogger (Jeanette), verosimilmente la titolare del blog, in data 16 novembre 2010 scrive sull’argomento, post che il nostro Davide Sp pone a fondamento della dura reprimenda a carico di chi ha segnalato (Luigi A. Morsello) e dei titolari di questo blog.

Non conoscendo la lingua inglese, si è reso necessario accedere all’aiuto di una brava traduttrice.

Questo è il risultato: “Sono sicura che molti di voi hanno ricevuto il messaggio di posta elettronica che mostra le immagini di uova di tartaruga raccolte in Costa Rica e criticando il governo del Costa Rica. Come al solito, la verità non è sempre solo bianca o nera come sembra. I popoli indigeni in molti luoghi hanno raccolto delle uova di tartaruga per anni e anni, è un modo economico di procacciarsi da vivere per loro, oltre che un elemento della loro cultura. Queste foto rappresentano il raccolto legale ammesso dall’Ostional Wildlife Refuge in Costa Rica. Anche se la gente del posto raccoglie circa 3 milioni di uova l'anno, circa 27 milioni sono lasciati al loro posto a covare. Gli abitanti del posto sono autorizzati a raccoglierle solo durante le prime 36 ore di un arrivo di uova per nidificazione, e la maggior parte di questi nidi sarebbe stato distrutto comunque da successivi scavi di nidi operati da altre femmine sulla stessa spiaggia. (Poiché tutte le specie di tartarughe nidificano in grandi gruppi in un periodo di pochi giorni, questa distruzione da parte di altre femmine nidificanti è considerata la più grande minaccia per le popolazioni di tartarughe, superando altre forme di mortalità del 70. - 80% di tutti i nidi distrutti da successive femmine nidificanti.). Questa distruzione di nidi fa parte del normale ciclo di vita di queste tartarughe, e predatori come i coyote si sono evoluti e si appostano in grande numero per un giorno o due prima dell’arrivo delle tartarughe che depositeranno uova, in modo da poter subito predare le uova esposte. Studi iniziali hanno mostrato che il raccolto legale può in realtà aumentare il successo globale da cova di ben il 20% per diversi motivi:

1) Gli abitanti del posto stanno proteggendo i nidi rimanenti dal bracconaggio (per garantire i raccolti futuri), e mantenere le spiagge pulite dalla spazzatura;

2) Se le uova scavate e rotte sono state lasciate sulla spiaggia a marcire, possono provocare infezioni batteriche che si diffondono sulle uova lasciate ad incubare e questo può distruggere intere nidificazioni.

3) Poiché è una raccolta regolamentata, il governo del Costa Rica fissa il costo delle uova di tartaruga a livello nazionale (paragonabile al costo delle uova di gallina). Questo scoraggia il bracconaggio su altre spiagge, perché il guadagno economico non vale il rischio della pena in caso di cattura per bracconaggio.

La Costa Rica riconosce la sua incredibile biodiversità come un vantaggio economico, ed effettivamente ha fatto un ottimo lavoro nel proteggere le tartarughe marine e altre piante e specie animali. Il Parco Nazionale Tortuguero, uno dei loro più importanti siti di nidificazione è stato protetto e gli abitanti si guadagnano da vivere con l'eco-turismo e tutelando le aree di nidificazione dai bracconieri. Nel complesso, la Costa Rica ha protetto un sorprendente 27,27% del paese, come i parchi nazionali, le riserve forestali, i rifugi di animali selvatici, e le riserve indiane. Questa è una percentuale di terre protette maggiore di qualsiasi altro paese del mondo.

Il governo della Costa Rica ha puntato su una soluzione che funziona e migliora effettivamente il tasso complessivo di successo da cova per queste tartarughe, e occorrono solo pochi minuti di ricerca per scoprire la verità.”.

Nell’ultima frase è contenuto un rimprovero esplicito a quanti si sono 'bevuti' la 'bufala', che non mi sento di accettare.

Ma si tratta proprio di una bufala? La nostra Jeannette, magnanima, riconosce ciò che sarebbe sfuggito anche al maresciallo Jacques de La Palice: “Come al solito, la verità non è sempre solo bianca o nera come sembra”.

Appare ovvio che il sottoscritto, prima di diffondere la notizie con relative immagini, ha fatto un controllo tramite un sito (IL DISINFORMATICO) specializzato nel riconoscere le notizie infondate, in volgare chiamate “bufale”, questo: http://attivissimo.blogspot.com/, con esito negativo.

Quanto precede per chiarire al nostro brusco amico (al quale segnalo che ho diretto carceri italiane per 40anni, quindi non sono abituato a farmi maltrattare da alcuno, né voglio iniziare – a farmi maltrattare – alla mia attuale età di 74 anni), che non ha a che fare con un gonzo. Anzi, più volte ho segnalato ad amiche blogger, continuando ad usare il vulgaris, “bufale” nelle quali rischiavano di restare impigliate.

Nel merito la notizia (lo sfruttamento delle uova di tartarughe marine) è vera, anche le immagini sono autentiche. Ciò che è falso e fuorviante è l’abito con il quale la notizia è stata commentata. Con ciò volendo dare un credito a Jeannette, che non supporta in alcun modo quanto ha scritto, con richiami a trattazioni o a riviste specializzate.

Il post resta. Questo aggiornamento può bastare, perché – come scrive Obbie- la ‘notizia’ è stato lo spunto per stimolare riflessioni ai lettori, che spiacerebbe disperdere.

Concludo con l’invito a fare periodicamente un bagno di umiltà.

Secondo aggiornamento alla data dell’1.6.2011

Dove sono andate tutte le tartarughe?
Commento del Capitano Paul Watson - Sea Sheperd

http://www.centopercentoanimalisti.com/phpBB2/-vp632609.html

Dove sono finite tutte le tartarughe? Potremmo cominciare col chiederlo al governo della Costa Rica. La Costa Rica ha questa immeritata reputazione di essere un paese ecologicamente responsabile e sensibile ai problemi ambientali. Ottime pubbliche relazioni, ma si tratta di una menzogna ben costruita.

E’ dal 1989 che mi occupo di protezione ambientale in Costa Rica, da quando Sea Shepherd Conservation Society ha, per la prima volta, scacciato i cacciatori di frodo dalle acque di Cocos Island National Park.

Da allora ho trattato spesso con politici e ufficiali della Costa Rica, ho provveduto a inviare a Cocos dei ranger muniti di equipaggiamento e attrezzature, ho messo fine ad alcune operazioni di pesca illegale di squali e coinvolto la Guardia Costiera costaricana in un confronto diretto in alto mare.

Resta comunque il fatto che, nonostante la Costa Rica continui a sostenere il contrario, il paese rimane il più tristemente noto in tutto il Centro e Sud America per il bracconaggio delle pinne di squalo. L’uso di pesticidi sulle piantagioni di banana e di caffè uccide migliaia di uccelli ogni anno. E, come queste immagini mostrano in maniera molto drammatica, i costaricani saccheggiano le uova delle tartarughe marine, contribuendo così alla diminuzione del numero di queste splendide e preziose creature.

Coloro che difendono lo sfruttamento delle uova sostengono che abbiamo a che fare

con persone povere che stanno solo cercando di nutrire le proprie famiglie. Tuttavia, le tartarughe marine sono le povere madri di una specie che sta disperatamente cercando di sopravvivere. Tra dieci anni, quando le tartarughe marine non ci saranno più, i ‘poveri’ non avranno più la possibilità di depredare ciò di cui hanno causato l’estinzione, e il mondo si sarà ulteriormente impoverito a causa della perdita delle tartarughe.

La povertà non può diventare la scusa, né la giustificazione per l’estinzione di una specie. Ciò che fa questa gente è sbagliato. Sono sicuro che il governo della Costa Rica non se ne resterebbe impassibile a guardare queste persone mentre entrano in una banca e si prendono quello che vogliono. Rubare in una banca e derubare le tartarughe marine delle loro uova sono entrambi atti criminali, quindi perché la povertà ne giustifica uno ma non l’altro?

Sebbene la legge costaricana non lo ritenga tale, rubare le uova di tartaruga costituisce un crimine contro la natura e contro l’umanità, con conseguenze di portata ben peggiore rispetto al sottrarre della cartamoneta da una banca.

Non possiamo costantemente puntare il dito contro il riscaldamento globale come sola causa della diminuzione della biodiversità negli oceani del pianeta. Noi esseri umani stiamo uccidendo i nostri oceani in molti modi diversi e la pesca sregolata è la causa primaria della diminuzione della biodiversità.

Le uova che queste persone raccolgono non verranno usate come alimento. Quelle uova verranno esportate in Cina per arricchire la “cultura cinese del cibo”. “Cultura del cibo” è il nuovo termine coniato per giustificare il consumo delle specie in via di estinzione, e sottintende che ogni tentativo di critica abbia radici razziste. Di conseguenza, qualsiasi genere di accusa relativa al consumo di carne di tonno, delfino, o balena in Giappone, e di pinne di squalo o di uova di tartaruga marina in Cina, ora viene convenientemente accantonata come razzista e permeata di una mancanza di tolleranza nei confronti della “cultura del cibo” del paese.

La nostra scelta può essere quella di ‘inchinarci’ a questa manipolazione, chiudere la bocca e non fare niente, oppure di rigettarla in quanto ridicola e irrilevante e concentrarci sulla più grave questione della diminuzione della biodiversità. Termini quali ‘sostenibile’, ‘verde’, e ‘amico dell’ambiente’ sono solo dei paraventi per giustificare la continua distruzione della vita degli oceani. E’ molto semplice: non ci sono abbastanza pesci, tartarughe, delfini, balene, o foche per nutrire una popolazione di esseri umani in continua espansione.

Quello che queste persone stanno compiendo sulle spiagge della Costa Rica è un atto criminale. Ognuno di loro è un soldato impegnato nella guerra contro la natura e, fondamentalmente, contro gli interessi nostri e dei nostri figli.

Il Comitato per il Turismo della Costa Rica (CRTB) ha replicato a queste immagini sostenendo che “queste fotografie rappresentano un modello di sviluppo sostenibile” e che la raccolta delle uova di tartaruga marina ha l’approvazione del governo costaricano.

Secondo il CRTB, molte delle uova verrebbero comunque distrutte dalle tartarughe stesse mentre esse fanno ritorno in mare, e quindi queste persone stanno semplicemente raccogliendo delle uova che verrebbero altrimenti distrutte dalle madri delle tartarughe. Il CRTB sostiene che questo rappresenta un utilizzo ‘razionale’ delle uova di tartaruga marina.

Guardate come girano le carte in tavola!

E noi non dobbiamo preoccuparci, perché la Costa Rica ci ha assicurato che le uova di tartaruga vengono imballate con un marchio ufficiale di approvazione da parte del governo.

Quindi, non abbiamo davanti niente di nuovo, se non per il fatto che adesso i bracconieri sono approvati dal governo, e i cinesi ricevono le loro uova di tartaruga con una targhetta verde che indica che quelle sono uova di tartaruga sostenibili e ‘amiche dell’ambiente’ perché il governo costaricano dice così.
Nel frattempo, le popolazioni di tartarughe marine continuano a calare.

Questa è la protezione ambientale in stile costaricano. Dopo tutto, il governo della Costa Rica è il più attivo nella tutela ambientale in tutto il Centro e Sud America … è il Comitato del Turismo della Costa Rica che ce lo assicura!

Le uova deposte dalle femmine di tartaruga sulle spiagge della Costa Rica dovrebbero essere lasciate dove si trovano, e non c’è ragione per cui alcuna persona sia giustificata a rubare quelle uova a scopi commerciali. I cinesi non hanno bisogno di mangiare uova di tartaruga marina, e i costaricani non dovrebbero venderle.

In altre parole, lasciate in pace le povere tartarughe e lasciate fuori dalla discussione le vostre ridicole definizioni di ‘sostenibile’ e ‘uso razionale’. Non c’è niente di sostenibile nel rubare le uova, indipendentemente da quanto queste prostitute delle pubbliche relazioni ci considerino stupidi.

Cosa potete fare
Contattate l’Ambasciata degli Stati Uniti in Costa Rica e l’Ambasciata del Costa Rica negli Stati Uniti e fate loro sapere che vi opponete alla vendita immorale delle uova di tartaruga marina in via di estinzione che il Costa Rica intrattiene con la Cina.

Ambasciata
del Costa Rica negli Stati Uniti.:
2114 S Street, N.W.

Washington, DC 20008
Phone: 202-234-2945, 202-234-2946, 202-234-8653

Fax: 202-265-4795
E-mail:
embassy@costarica-embassy.org


Head Ambassador, Muni Figueres

ambassador@costarica-embassy.org
Minister Counselor for Environmental and Cultural Affairs, Anna María Oduber
aoduber@costarica-embassy.org

Ambasciata degli Stati Uniti a San Jose, Costa Rica:
Write to U.S. Ambassador, Anne Slaughter Andrew and Counselor for Press and Cultural Affairs, Mark Tauber

Street Address: Calle 120 Avenida 0, Pavas, San José, Costa Rica
Local Mailing Address, phone and fax:
920-1200 San José
Phone: 506-2519-2000

Fax: 506-2519-2305
E-mail: Regional Environmental Officer, Tim Lattimer,
lattimertp@state.gov

Indirizzo postale dell’Ambasciata degli Stati Uniti in Costa Rica, telefono e fax dagli Stati Uniti.:
Scrivete a: U.S. Ambassador, Anne Slaughter Andrew and Counselor for Press and Cultural Affairs, Mark Tauber

US Embassy San Jose, APO AA 34020

Phone: 011-506-2519-2000
Fax: 011-506-2519-2305
E-mail: Regional Environmental Officer, Tim Lattimer,
lattimertp@state.gov

Traduzione dall’inglese di Elena Ockey

martedì 24 maggio 2011

La piramide di Maslow

Notizie essenziali su questo strumento di analisi psicologica:

“In psicologia il bisogno è la mancanza totale o parziale di uno o più elementi che costituiscono il benessere della persona.

Questa spinta non è necessariamente una motivazione sufficiente per agire, d'altro canto esistono pulsioni ad agire che non trovano la loro origine in uno stato di carenza. Il bisogno in senso psicologico non è sovrapponibile sempre a quello psicofisiologico (come ad esempio nei casi di dipendenza psicologica da stupefacente che non danno dipendenza fisica).

ra il 1943 e il 1954 lo psicologo statunitense Abraham Maslow concepì il concetto di "Hierarchy of Needs" (gerarchia dei bisogni o necessità) e la divulgò nel libro Motivation and Personality del 1954.

Questa scala di bisogni è suddivisa in cinque differenti livelli, dai più elementari (necessari alla sopravvivenza dell'individuo) ai più complessi (di carattere sociale). L'individuo si realizza passando per i vari stadi, i quali devono essere soddisfatti in modo progressivo. Questa scala è internazionalmente conosciuta come "La piramide di Maslow". I livelli di bisogno concepiti sono:

  1. Bisogni fisiologici (fame, sete, ecc.)
  2. Bisogni di salvezza, sicurezza e protezione
  3. Bisogni di appartenenza (affetto, identificazione)
  4. Bisogni di stima, di prestigio, di successo
  5. Bisogni di realizzazione di sé (realizzando la propria identità e le proprie aspettative e occupando una posizione soddisfacente nel gruppo sociale).

Successivamente sono giunte critiche a questa scala di identificazione, perché semplificherebbe in maniera drastica i reali bisogni dell'uomo e, soprattutto, il loro livello di "importanza". La scala sarebbe perciò più corretta in termini prettamente funzionali alla semplice sopravvivenza dell'individuo che in termini di affermazione sociale. Si tratterebbe perciò di bisogni di tipo psicofisiologico, più che psicologico in senso stretto. Altre critiche vertevano sul fatto che la successione dei livelli potrebbe non corrispondere ad uno stato oggettivo condivisibile per tutti i soggetti. Inoltre, una scala di bisogni essenziali che considera la realizzazione affettiva e la sessualità come bisogni tra i meno essenziali, nega l'evidenza che l'essere umano stesso si costituisce proprio in conseguenza della pratica della sessualità.

Lo stesso Maslow nel libro Toward a Psychology of Being del 1968 aggiungerà alcuni livelli che aveva inizialmente ignorato.

Il bisogno nel comportamento

A Henry Murray, invece, va il merito nel 1938 di aver chiarito la specificità del bisogno in chiave psicologica. Murray, infatti, mise in correlazione per primo la psicologia della motivazione con una tassonomia dei bisogni, grazie all'analisi di un gruppo di studenti di Harvard(descritta in "Exploration in Personality" del 1938, in cui è elencata, appunto, una lista di bisogni umani fondamentali). La teoria da lui postulata divergeva completamente dalle tesi precedentemente proposte, che ipotizzavano l'esistenza di istinti, pulsioni e motivazioni universali. Per Murray il bisogno è istintivo.

Il bisogno è oramai studiato funzionalmente come un elemento che attiva e dirige il comportamento, i due concetti di bisogno e motivazione sono visti in modo complementare.

Agnes Heller e la teoria dei bisogni

Agnes Heller fornisce un approccio prevalentemente filosofico ed etico ai bisogni, il quale si inquadra nella tradizione marxista, mediata tramite György Lukács. Nel suo punto di vista, i bisogni sono intesi come il terreno di scontro tra la soggettività ed il potere.”(Wikipedia)

lunedì 23 maggio 2011

I PAZZI SIETE VOI


Voi non siete stanchi stufi annoiati dalle battaglie VIRTUALI?

Voi non desiderate che ANCHE spento il PC ci sia la possibilità di farsi ascoltare senza bisogno che un famosissimo comico vi fornisca il brand?

Non sentite in lontananza una marcia funebre che porta lugubre le nostre SALME all'oblio?

I danni strutturali sapete che esistono da troppo tempo anche per un Paese antico e saggio come l'Italia?

REFERENDUM ACQUA 1 - SI!
REFERENDUM ACQUA 2 - SI!
REFERENDUM NUCLEARE - SI!
REFERENDUM GIUSTIZIA - SI!

Il 12 e il 13 giugno passate a votare SI SI SI SI e poi andate a guardarvi in giro e scoprirete LA VITA REALE.

Il nostro paesaggio, le nostre città, il nostro futuro sono stati ben poco salvaguardati.

Troppo inutile cemento, troppe inutili strade, troppa agricoltura intensiva per fare mais che fa troppa inutile carne, troppo nervosismo, troppa fretta, troppa puzza di energia fossile, troppo inutile consumo di inutili cose.

Ma se avrete votato SI SI SI SI vi sentirete meglio.

L'Acqua modella il Mondo, lo farà più bello.
Le centrali nucleari non diminuiranno affatto il costo dell'energia elettrica (chiedetelo agli amici francesi che con tutto quel proliferare di centrali si sono visti un aumento del 30% in bolletta).
La Giustizia finalmente libera ci ridurrà stress e nervosismo, migliorerà il nostro metabolismo e ci farà venire voglia di tornare a parlare CON LA GENTE REALE.

Smettiamola di cavillare sulle amministrative che, credetemi, non cambieranno nulla.

L'Europa, ricca e vecchia, VUOLE REALTA' ovvero vuole godere del mondo reale e non del mondo di facebook o dei blog o di altro UTILISSIMO MEZZO DI COMUNICAZIONE.

MEZZO NON FINE.

Qui come in Francia, Germania, Gran Bretagna, Spagna ect.

NON TEMIANO LE ONDE ALTE di chi possiede media e giornali.
Anche con una piccola barchetta possiamo andare oltre e dare un sostegno al futuro di questo povero Paese.

Andate qui, stampate su un A4 la sintesi dei 4 referendum e spiegatela a tutti quelli che vi ascolteranno. Mettetela nelle cassette delle lettere dei vostri vicini. Consegnatela al benzinaio, al panettiere a chiunque vi
salti in testa.

Fryderyk Franciszek Chopin

Fryderyk Franciszek Chopin nasce il 22 febbraio 1810 a Zelazowa Wola - che dista cinquanta chilometri da Varsavia - da Nicholas Chopin e Justyna Krayzanowsa, pianista dilettante. È interessante fare un rapido cenno alla vita del padre del musicista per comprendere come l'ambiente familiare abbia influenzato, in qualche modo, la crescita culturale e musicale del giovane Fryderyk.

Nicholas è di origini francesi e si trasferisce a Varsavia nel 1787. Nel 1794 entra nella guardia nazionale Polacca e cambia il nome in Mikolaj. Nel 1802 trova lavoro presso il conte Skarbek come insegnante di lingua francese del figlio. Nell'autunno del 1810 Mikolaj abbandona il posto di precettore presso gli Skarbek per coprire la carica di insegnante di francese al liceo di Varsavia. Nel 1812 ottiene la stessa carica presso la Scuola di Artiglieria e Genio. E, ancora, più in là diventa professore ordinario di lingua e letteratura francese al liceo. Grazie a questa carica gli viene assegnato un grande appartamento che Mikolaj trasforma in un pensionato per ragazzi benestanti.
È facile comprendere come il piccolo Chopin sia stato condizionato nel suo iniziale "sentire" musicale alla sua vita in una Varsavia in disfacimento, oppressa da Prussia e Russia ed isolata dagli ambienti musicalmente più evoluti. Sicuramente, però, il gusto per la musica della madre e la buona inclinazione di quest'ultima, come già detto, a suonare discretamente il pianoforte, fanno si che, seppure in un ambiente quale quello appena sopra descritto, il futuro compositore trovi terreno sufficientemente fertile per affermare e far conoscere le sue innate doti al pianoforte e la sua capacità di esprimersi in musica.

Deve molto della sua fama alle sue eccelse qualità di virtuoso del pianoforte dal quale riesce ad ottenere un suono totalmente nuovo ed elegantemente romantico grazie alla sua inarrivabile maestria nel legato, nel tocco, nella sfumatura dinamica.

Sin da piccolo Chopin dimostra le sue grandi doti al pianoforte e a soli sette anni viene affidato a Vojtech Zivný, violinista e pianista boemo, che incanala le innate doti artistiche in direzione di un apprendimento dei canoni musicali del tempo.

Comincia a scrivere, così, le prime opere quando riesce a malapena con tratto maldestro a fissare le note sul pentagramma: una polacca in sol minore, una in si bemolle maggiore ed un'altra in la bemolle maggiore che dedica al maestro.

I migliori salotti di Varsavia fanno a gara ad ospitare il giovanissimo musicista per ammirarlo ed ascoltarlo e a dodici anni, poichè Zivný si dichiara non abbastanza preparato a continuare l'educazione quel genio della musica, viene affidato alle cure di un valente musicista - Jòzef Elsner - che ben presto comprende le potenzialità di Chopin e si esprime al suo riguardo parlando di genio musicale.

È abitudine per la famiglia Chopin trascorrere le vacanze scolastiche nell'entrotrerra polacco e ciò consente a piccolo prodigio di entrare in contatto diretto con la musica contadina dalla quale riceve non poca influenza e che si potrà ritrovare spesso nelle composizioni del futuro eccelso musicista.
Dopo la licenza liceale Chopin può dedicarsi a tempo pieno alla musica e nel 1826, quando è già un affermato pianista, si iscrive alla Scuola di Musica retta da Elsner.

Nel 1829 Chopin si reca per un breve soggiorno a Vienna per tenere due concerti nei quali riporta entusiastici consensi di pubblico. Ritorna a Varsavia e compone alcuni studi, i due concerti per pianoforte ed orchestra, l'Andante spianato e la Polacca op. 22 per pianoforte ed orchestra. Nel 1830 Chopin decide di partire per una tournee che lo vede a Vienna, Parigi e l'Italia (dove suona con successo a Venezia). Nella capitale Austriaca non riesce ad organizzare alcun concerto e, intanto, il 29 novembre a Varsavia scoppia la rivolta contro l'occupazione zarista. Anche l'Austria, però, occupa, in quei tempi, le regioni meridionali della Polonia e le faccende di Varsavia mettono in cattiva luce i polacchi agli occhi degli austriaci. Nonostante questo periodo poco felice, il musicista compone lo Scherzo op. 20.

Nel Luglio del 1831 decide di lasciare l'Austria spostandosi dapprima a Linz, poi a Salisburgo e Monaco. Nel settembre dello stesso anno si trova a Stoccarda e qui apprende che Varsavia è caduta nelle mani dei russi. Non interrompe la sua attività di compositore e compone lo Studio in do minore op. 10 n. 12, lo Studio in la minore op. 25 n. 11 e i Preludi n. 2, 8 e 24.

Verso la fine del 1831 è a Parigi dove ha modo di incontrare i profughi polacchi fuggiti da Varsavia tra i quali vi sono anche appartenenti a famiglie nobili che hanno avuto modo di conoscere il giovane pianista nella loro città di provenienza.

È proprio a Parigi che il genio musicale del compositore si manifesta completamente. Diviene ben presto oggetto di attenzione ed ammirazione da parte della società parigina e intuisce subito che il suo fare musica si adatta molto meglio alle case dei privati dove poche ed attente persone possono ascoltare il suo virtuosismo pianistico, che nelle grande sale da concerti trovandosi a disagio di fronte alle grandi masse. In questi salotti ha modo di farsi ascoltare da grandi musicisti come Berlioz, Rossini, Liszt e Cherubini e la cui presenza gli è di enorme stimolo intellettuale ed artistico. Le continue richieste al giovane polacco di intervenire nei vari salotti parigini lo rendono uno degli artisti di punta degli ambienti culturali: ciò fa si che Chopin veda il consolidarsi di un notevole patrimonio.

Nel giovane musicista comincia a manifestarsi, intanto, una grave forma di tubercolosi che probabilmente si porta dietro, in forma latente, sin da bambino e che del resto è già presente nella sua famiglia.

Grazie a Liszt ed alla contessa d'Agoult, conosce la scrittrice George Sand che viene immediatamente attratta dal "personaggio" incarnato dallo Chopin di quegli anni: il musicista bello, malato, richiesto dal bel mondo di Parigi non può che sedurre l'eccentrica scrittrice. Con essa, il compositore, inizia una tormentata relazione che si protrae per dieci anni circa.
Nel 1839 George Sand e Chopin vanno a trascorrere l'inverno nell'isola di Maiorca: le poco confortevoli condizioni del viaggio e l'agitato soggiorno sull'isola entusiasmano la scrittrice ma risultano spaventosi per il musicista, anche per il clima umido che peggiora notevolmente la sua salute. Il 7 febbraio del 1839 devono rientrare in Francia. Gli anni trascorsi con la Sand sono gli anni in cui in cui si concentra la maggior parte dei suoi capolavori come la Fantasia op. 49, la Berceuse, la Polacca-Fantasia ed i Notturni.

La sua salute va sempre più in declino, minata maggiormente da alcuni luttuosi accadimenti che funestano quegli anni: la morte del suo maestro Zivný, quella del migliore amico Jan Matuszynski e la morte del padre Nicholas. Inevitabilmente al crollo del suo stato di salute corrisponde l'inaridimento della vena artistica con una repentina diminuzione dell'attività di composizione.
Nel 1847, come se non bastasse, finisce il suo legame con l'eccentrica scrittrice Sand e l'anno dopo Chopin parte per l'Inghilterra dove conosce Dickens; a Londra tiene il suo ultimo concerto a favore dei profughi polacchi e nel gennaio successivo torna a Parigi in pessime condizioni fisiche ed in serie difficoltà economiche. Assistito dalla sorella Luisa, muore nel mese di ottobre del 1894. È sepolto a Parigi al Pére Lachaise accanto a Bellini e a Cherubini; il suo cuore viene portato a Varsavia ed è murato nella chiesa di Santa Croce.

Non credo ci sia qualcuno che non associ inesorabilmente Chopin al pianoforte dato che è maggiormente per questo strumento che il musicista ha composto le sue opere. Forse, però, c'è qualcuno che leggendo il nome di questo compositore pensa subito ai Notturni come le composizioni più famose e rappresentative del compositore.

Potrei essere d'accordo in linea di massima ma - a parte i due concerti per pianoforte ed orchestra che, a parer mio, "fanno musica" a parte nel novero delle opere del musicista - ritengo che è sostanzialmente per tutta quella sequela di composizioni che si direbbero "secondarie" che, almeno fra gli appassionati, Chopin è più apprezzato: Valzer, Polacche, Improvvisi, Mazurke, Preludi, Ballate e Scherzi, Studi. A cui vanno aggiunte una "Berceuse" ed una "Barcarola" che sono due composizioni in cui Chopin dà dimostrazione del suo genio e del suo talento soprattutto per quanto riguarda la struttura musicale, diversa per entrambe.

FRYDERYK CHOPIN - Barcarola in FA diesis mag. OP 60.

La Barcarola, come la Berceuse, è uno dei pezzi unici di Chopin ma si differenzia da essa per una diversa struttura musicale che segue più il modello del notturno, ossia suddividendo la composizione in tre parti in cui la seconda è diversa dalla prima e dalla terza che sono, invece, analoghe. La presenza di queste simmetrie melodiche sono, chiaramente, del tipo proprio di Chopin e cioè sempre variate ed abbellite dall'elegante ed inimitabile virtuosismo del grande musicista che si riscontra, in quest'opera - come anche nella Berceuse, peraltro - per il necessario utilizzo di tasti neri, conseguenza delle tonalità di scrittura usate dal compositore polacco.

FRYDERYK CHOPIN - Berceuse in RE bemolle mag. OP. 57


La Berceuse presenta una struttura musicale molto complessa dall'esito eccezionale. Il ritmo fondamentale è quello di barcarola, molto diffuso nella musica da salotto dell'epoca. Avere intitolato questa composizione Berceuse, però, ci fa capire che per Chopin si tratta di una ninna-nanna e ciò giustifica anche la ripetizione ostinata del ritmo, quasi con scopo ipnotico. La melodia è ricca di fascino che può essere paragonato quasi ad un canto improvvisato che si prolunga in una serie di varianti che raggiungono anche punte virtuosistiche prima che la melodia si ripresenti nella sua forma iniziale fino a conclusione.


Qualunquismi





Basta con il qualunquismo grillesco! 
Ci vogliono proposte concrete, utili al paese, di ampio respiro.
Si potrebbero portare un paio di ministeri a Milano! Questa si che sarebbe una proposta intelligente.
Se ne potrebbero portare altri due a Napoli, questo sarebbe perseverare intelligentemente sulla strada giusta.
Si potrebbero poi riportare a Roma, magari in occasione di eventuali ballottaggi futuri nella capitale ed il ritorno dei ministeri avverrebbe in quel momento solo per un caso, sia ben chiaro.
Si potrebbe aprire un bel casinò in ogni comune!
Si potrebbero azzerare tutte le multe e magari azzerare anche tutte le tasse perché no? Lo stato si potrebbe alleggerire molto licenziando in blocco tutti i suoi dipendenti assenteisti (a parte i politici che devono portare avanti questa ed altre riforme per il paese) offrendo i loro posti ai disoccupati (momentaneamente non sarebbero pagati, ovviamente, ma d'altronde non lo erano neanche prima, dunque di cosa si dovrebbero lamentare? Almeno avrebbero un lavoro e contribuirebbero al miglioramento dei conti dello stato). Con questo si risolverebbe il problema delle tasse e quello della disoccupazione a costo zero! Gli altri costi verrebbero pagati con offerte volontarie da parte di privati. Ci sono tanti privati che smaniano dalla voglia di offrire denaro ai politici, oggi lo devono fare nascostamente, domani potranno farlo liberamente, alla luce del sole! Loro sarebbero contenti di questo, il popolo sarebbe contento di non pagare tasse!
Si potrebbero chiudere le scuole facendo la gioia di tanti bambini e ragazzi e questa sarebbe la più grande riforma della scuola, addirittura superiore a quella della Gelmini che era già di tutto rispetto!
Si potrebbero chiudere gli ospedali, abolendo per decreto le malattie, si sta pensando ad una legge chiamata provvisoriamente della malattia breve, per ora si preferisce non divulgare i dettagli, ma è una soluzione veramente innovativa e risolutiva. Basta con le malattie, i malati, gli ospedali ed altre cose del genere! D'altronde dopo la risoluzione del problema del cancro, è rimasto ben poco da curare ed infatti si stanno già da qualche tempo chiudendo molti ospedali e reparti.
Un'altro bel taglio si darebbe abolendo polizia e carabinieri, che sarebbero sostituiti da ronde padane e polizie private. Si potrebbero chiudere i tribunali evitando così tutte le lungaggini dei procesi che sappiamo, tanto si sa che i giudici sono in mala fede, lasciamo decidere al popolo con elezioni, televoto e manifestazioni di appoggio chi è innocente e chi colpevole, d'altronde, come dicevano i latini: 'Vox populi, vox Dei' (o Die)! E poi, ormai, bloccato l'ingresso degli stranieri nel nostro paese, non ci saranno più crimini e non ci sarà più bisogno né di polizia, né di tribunali, né di carceri! Sia ben chiaro questo finché non riandranno al governo i comunisti, che se accadesse, quelli riaprirebbero le porte, costruirebbero moschee ed inviterebbero gli africani a stuprare le vostre donne!
D'altronde si è già dimostrato che la volontà di combattere il qualunquismo è concreta, quando si è tolta ai cittadini la possibilità di scegliere i candidati, è stato proprio per evitare che si scegliessero candidati qualunque. Si è trattato di una lungimirante mossa contro il qualunquismo. 




venerdì 20 maggio 2011

Paolo Spagnolo- J. S. Bach Preludio e fuga n. 1 vol. I

IL CLAVICEMBALO BEN TEMPERATO - PRELUDIO N. 1



(Pablo Picasso, Ritratto di Ambroise Vollard, 1910, Museo Pushkin, Mosca)
Luigi Morsello

Ho cercato a lungo una descrizione-trattazione dell’opera ed ho trovato questa in un blog, al seguente URL: http://lemievaligie.splinder.com/

Il blog titola “Le mie valigie” ed appartiene ad Elena 66, non ci sono altri dati.

Ecco come scrive “Lo zotico”, pseudonimo di chi sa chi.

Il Clavicembalo ben Temperato. Ma di cosa si tratta in realtà? Conoscendo il contenuto dei due libri, devo dire che Bach, in quanto ad assegnare titoli alle proprie opere, non era il massimo. Infatti, leggendo questo titolo mi vien da pensare ad un clavicembalo in acciaio raddolcito; oppure ad un clavicembalo che suona particolarmente bene in un clima mediterraneo; o forse ad un clavicembalo dai tasti acuminati; forse è uno strumento il cui suono viene ben attutito? Niente di tutto questo!

Innanzitutto si tratta di due libri scritti in due momenti differenti della vita del "Vecchio" Bach: il primo libro riporta la data del 1722, mentre il secondo è del 1744. Tutta l'opera, con diversi obiettivi, segue un'architettura ben determinata.

Consta di due libri. Ciascun libro riporta 12 coppie di preludi e fughe. Ogni coppia di composizioni è in rapporto dialettico secondo principi tecnici diversi (o almeno questo come prima idea):

  • Il Preludio, più basato sullo sviluppo degli accordi;
  • La Fuga, maggiormente basata sul rapporto delle linee melodiche.

Ciascuna coppia di preludio e fuga è scritta sia nella Tonalità Maggiore che nella Tonalità Minore. Con questa struttura l'opera segue tutta la scala cromatica fino al suo completamento.
Cerchiamo di capire che aria tirava nella casa di Johann Sebastian. Egli faceva musica all'organo in chiesa, con il cembalo la faceva a casa, provava con cantori e strumentisti, componeva per tutti gli strumenti e dava lezioni private di musica. In questo ambiente è chiaro che anche i figli divennero inclini alla musica. Proprio per loro nacque in Bach l'idea primordiale del Clavicembalo Ben Temperato, ovvero per esercitarli a suonare in tutte le tonalità.

Ora però dobbiamo tenere presente l'evoluzione che gli strumenti a tastiera stanno avendo all'epoca e, con essa, il problema dell'accordatura. Un problema che si poneva perché essa non era così immediatamente "aggiustabile" come negli strumenti ad arco o a fiato. Che vuol dire questo? Sommariamente posso accennare solo al fatto che nel nostro sistema musicale, per questioni legate ai rapporti tra le frequenze, due “stessi” suoni (esempio DO# e REb) in realtà non coincidono. Ora il problema oggi ci sembra di poco conto, ma all'epoca di Bach, quando i suoni si trascinavano questa differenza, a seconda della tonalità utilizzata dal compositore, bisognava accordare tutti gli strumenti. Dopo numerosi passi intermedi, fu trovata, alla fine del XVII secolo, la soluzione di compromesso ancor oggi in vigore: la suddivisione dell'ottava (DO – DO) in dodici parti uguali. Si trattava del cosiddetto "temperamento equabile", nel quale tutti gli intervalli naturali, ad eccezione dell'ottava, si discostano un poco dagli intervalli naturali, mantenendo però tra i suoni una distanza che è indipendente dalla tonalità nella quale ci si trova. Solo a quel punto si poté far uso di tutte le tonalità e passare dall'una all'altra qualsiasi. L'abbandono dell'accordatura naturale fu certo una perdita spiacevole, ma enormemente maggiori furono i vantaggi che ne derivarono alla musica (con questo sistema DO# e REb coincidono).

L'evoluzione dell'idea primordiale di Bach era quello di dimostrare che suonando su una tastiera che utilizzasse un'accordatura di tipo equabile, ovvero fosse "ben temperata", si potesse passare da una tonalità all'altra in maniera indipendente.
In questa opera Bach, oltre ad essere un grande maestro, prima per i suoi figli, poi per gli allievi privati, mostra a tutti il genere "imitativo" in tutto il suo splendore In Bach il gioco delle proposte e delle risposte passa per tutti i gradi dell'espressione, da concitata a gaia, ora meditativa ora estrosa, poi burlesca dopo pomposa, con infinite sfumature, e con un senso di vita ampio e vigoroso che nasce da una concezione profondamente poetico-architettonica dei suoni e dei loro rapporti di ombra e di luce, di vuoto e di pieno, di orizzontalità dei disegni melodici e di verticalità delle ripercussioni acute o gravi.
Vorrei consigliare a tutti l'ascolto del Clavicembalo ben Temperato... ehm... chiedo scusa per lo sbaglio. In effetti il titolo dell'opera è "Dos Wohl temperirte Clavier", quindi dovrei dire: Vorrei consigliare a tutti l'ascolto della Tastiera ben Temperata, un'opera d'arte unica nella storia e ricca di particolarità e di "argomenti".

Voglio citare solo dei piccoli particolari che sono nascosti all'interno del primo Preludio e Fuga in DO Maggiore (quello che possiamo ascoltare inizialmente in questo media) del I libro al fine di generare un po' di curiosità su ciò che Bach ha lasciato all'umanità:
- La linea melodica formata all'inizio dalle sole note acute di ogni battuta del Preludio richiama palesemente il soggetto della fuga.

- La celebre Ave Maria altro non è che questo Preludio su cui Gounod ha solo poggiato la linea melodica con le parole.

- La relazione tra la musica di Bach e la numerologia è ormai un elemento assodato. Secondo la ghematria, il nome BACH assume il valore di 14 (B = 2 ; A = 1 ; C = 3 ; H = 8). Ebbene, nella prima fuga indovinate un po' quante sono le note che formano il soggetto? Avete indovinato: BRAVI. Sono proprio 14.

- Sempre nella prima fuga le entrate del soggetto sono ben 24, dunque un'allusione nascosta e significativa al circolo delle 24 tonalità che sarà percorso nel Clavicem... ehm... Tastiera Ben Temperata.

Il prezioso manoscritto, da oltre cento anni, si trova nella Deutsche Staatsbibliothek e, che per quella pazza mania di far valere la proprietà degli uomini anche sulle opere d'arte, la prima pagina è deturpata, al centro, da un timbro ovale che ne rivendica la proprietà: "Ex Bibl. Regia Berolin"

Il marchio va a rovinare una delle più belle pagine di altruismo e poesia che mi sia mai capitato di leggere. Questa pagina, redatta da Bach in bella scrittura e ornata con graziosi arabeschi, porta il titolo:

"Dos Wohl temperirte Clavier, oder Preludia, una Fugen durch alle Tone und Semitonia, So wohl tertiam majorem oder Ut Re Mi anlangend, als auch tertiam minorem oder Re Mi Fa betreffend. Zum Nutzen und Gebrauch der Lehr-begierìgen Musicalischen Jugend, als auch derer in dieserà studio schon habil seyenden besonderem ZeitVertrteìb auffgesetzel und verfertiget von Johann Sebastian Bach p. t.: HochF. Anhalt-Cothenischen Capel-Meistern und Directore derer CammerMusiquen. Anno 1722."

"La tastiera ben temperata, ovvero preludi e fughe in tutti i toni e semitoni, comprendenti sia la terza maggiore, ossia Ut Re Mi, che la terza minore, ossia Re Mi Fa, per il profitto e l'uso della gioventù musicale desiderosa d'apprendere, come pure per particolare diletto di coloro che sono già abili in quest'arte, compilato e portato a termine da Johann Sebastian Bach, attualmente maestro di cappella e direttore delle musiche di camera di Sua Altezza il Principe di Anhalt-Còthen. Anno 1722."

Non tutto è chiaro, almeno per me che non ho studiato musica, ma l’ascolto del preludio n. 1, quello sulla cui linea melodica poggia l’Ave Maria di Gounod, compensa qualsiasi carenza, perché la musica non la si capisce, la si sente.

Non la si deve capire ma sentire.

Per sentire non intendo riferirmi all’ascolto fisico della musica, che è cosa diversa dal sentire la musica.

E per essere iniziati a sentirla occorre iniziare da quella più orecchiabile.

Viene raccontato di Arturo Toscanini un aneddoto, questo.

Al termine di un concerto negli U.S.A. una spettatrice avvicinò il Maestro manifestandogli il proprio entusiasmo e dolendosi del fatto che di musica non ci capiva niente.
Toscanini portò la signora in un ridotto del teatro dove c’era un pianoforte ed eseguì l’aria ‘La donna è mobile’ dal Trovatore di Giuseppe Verdi.

Poi chiese alla donna di canticchiare la melodia anche senza conoscerne le parole e quando la 'fan ante litteram' ci riuscì con sua grande meraviglia e gioia il Maestro le disse che appunto la musica non va capita ma 'sentita' e per ‘sentire’ la musica occorreva iniziare da quella più orecchiabile.

Come il Preludio n. 1 dal Clavicembalo ben Temperato di Johann Sebastian Bach, che può essere ascoltato dal seguente video.

Può darsi che qualcuno voglia descrivere ciò che ha provato all’ascolto: lo faccia, anche in modo a-tecnico, non si scoraggi, come non mi scoraggio io.

L'ERGASTOLO OSTATIVO

di Luigi Morsello

L’espressione non si può riferire ad una categoria del diritto ma, al limite, della sociologia, se non addirittura una pura invenzione.

L’ergastolo è una pena detentiva prevista dall’art. 22 c.p., il quale recita:

"[I]. La pena dell'ergastolo è perpetua, ed è scontata in uno degli stabilimenti a ciò destinati, con l'obbligo del lavoro e con l'isolamento notturno.

[II]. Il condannato all'ergastolo può essere ammesso al lavoro all'aperto.”.

Il carattere afflittivo-retributivo delle pene detentive è stato mitigato dall’art. 27 Cost. che recita:”

I] La responsabilità penale è personale.

[II] L'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.

[III] Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.

[IV] Non è ammessa la pena di morte.”.

È soprattutto il terzo comma che interviene a mitigare la concezione afflittivo-retributiva, laddove attribuisce alla esecuzione della pena il valore prioritario di tendere alla rieducazione del condannato. Rieducazione è l’atto del rieducare, un verbo transitivo il cui significato un semplice dizionario definisce così: ”educare di nuovo, cercando di eliminare gli effetti di un’educazione carente o sbagliata”.

Già l’art. 1 del Regolamento per gli istituti di prevenzione e di pena (R.D. 18 giugno 1931 n. 787) introduceva elementi trattamentali quali il lavoro obbligatorio (comma 1) anche per gli imputati (comma 2), mentre era previsto (comma 4) l’obbligo dei detenuti (condannati ed imputati) di frequentare le scuole istituite. Infine l’ultimo comma permetteva conferenze e proiezioni cinematografiche, col divieto di intervento di persone estranee, eccetto il conferenziere e l’operatore cinematografico. Il Regolamento del 1931 non andava oltre queste timide aperture verso la comunità esterna, mentre l’obbligo del lavoro aveva anch’esso una funzione afflittivo-retributiva derivante dalla rigidità del sistema penitenziario.

L’applicazione del precetto costituzionale necessitava di una legge ordinaria che tardò ad essere fatta fino al 1975, in cui fu promulgata la legge n. 354, contenente “Norme sull'ordinamento penitenziario e sull'esecuzione delle misure privative e limitative della libertà.”.

La filosofia della legge è indicata già nell’art. 1, che enumera questi principi:

1) Il trattamento penitenziario deve essere conforme ad umanità e deve assicurare il rispetto delle dignità della persona (comma 1);

2) Il trattamento è improntato ad assoluta imparzialità, senza discriminazioni in ordine a nazionalità, razza e condizioni economiche e sociali, a opinioni politiche e a credenze religiose (comma 2);

3) Nei confronti dei condannati e degli internati deve essere attuato un trattamento rieducativo che tenda, anche attraverso i contatti con l'ambiente esterno, al reinserimento sociale degli stessi. Il trattamento è attuato secondo un criterio di individualizzazione in rapporto alle specifiche condizioni dei soggetti (comma 6).

Il trattamento penitenziario pone al primo posto il lavoro (art. 20), che è obbligatorio per i condannati e i sottoposti alle misure di sicurezza della colonia agricola e della casa di lavoro (comma 3). Lo stesso però è incastonato in una cornice normativa ben diversa:

1)Negli istituti penitenziari devono essere favorite in ogni modo la destinazione dei detenuti e degli internati al lavoro e la loro partecipazione a corsi di formazione professionale. A tal fine, possono essere istituite lavorazioni organizzate e gestite direttamente da imprese pubbliche o private e possono essere istituiti corsi di formazione professionale organizzati e svolti da aziende pubbliche, o anche da aziende private convenzionate con la regione (comma 1);

2) Il lavoro penitenziario non ha carattere afflittivo ed è remunerato (comma 2);

3) L'organizzazione e i metodi del lavoro penitenziario devono riflettere quelli del lavoro nella società libera al fine di far acquisire ai soggetti una preparazione professionale adeguata alle normali condizioni lavorative per agevolarne il reinserimento sociale (comma 5);

4) I detenuti e gli internati che mostrino attitudini artigianali, culturali o artistiche possono essere esonerati dal lavoro ordinario ed essere ammessi ad esercitare per proprio conto, attività artigianali, intellettuali o artistiche (comma 15);

5) I soggetti che non abbiano sufficienti cognizioni tecniche possono essere ammessi a un tirocinio retribuito (comma 16);

6) La durata delle prestazioni lavorative non può superare i limiti stabiliti dalle leggi vigenti in materia di lavoro e, alla stregua di tali leggi, sono garantiti il riposo festivo e la tutela assicurativa e previdenziale. Ai detenuti e agli internati che frequentano i corsi di formazione professionale di cui al comma primo è garantita, nei limiti degli stanziamenti regionali, la tutela assicurativa e ogni altra tutela prevista dalle disposizioni vigenti in ordine a tali corsi (comma 17);

7) Al lavoro all'esterno, si applicano la disciplina generale sul collocamento ordinario ed agricolo e possono iscriversi nelle liste di collocamento, con diritto all’indennità di disoccupazione, certificata dallo stato di detenzione (l'articolo 19, L. 28 febbraio 1987, n. 56) (comma 11);

8) Per tutto quanto non previsto dal presente articolo si applica la disciplina generale sul collocamento (comma 12).

L’ordinamento penitenziario contiene una norma di carattere generale, l’art. 18-ter, introdotto con il D.L. n.152/1991, che titola: “Persone che collaborano con la giustizia”, che recita:

“1.I limiti di pena previsti dalle disposizioni del comma 1 dell'art. 21 (ammissione al lavoro esterno, n.d.r), del comma 4 dell'art. 30-ter (permesso premio, n.d.r) e del comma 2 dell'art. 50 (semilibertà, n.d.r.), concernenti le persone condannate per taluno dei delitti indicati nei commi 1, 1-ter e 1-quater dell'art. 4-bis, non si applicano a coloro che, anche dopo la condanna, si sono adoperati per evitare che l'attività delittuosa sia portata a conseguenze ulteriori ovvero hanno aiutato concretamente l'autorità di polizia o l'autorità giudiziaria nella raccolta di elementi decisivi per la ricostruzione dei fatti e per l'individuazione o la cattura degli autori dei reati.

2. Le condotte indicate nel comma 1 sono accertate dal tribunale di sorveglianza, assunte le necessarie informazioni e sentito il pubblico ministero presso il giudice competente per i reati in ordine ai quali è stata prestata la collaborazione.”

Questa norma è stata modificata, per ultimo, dalla legge n.94/2009, art. 2, comma 27.

Con queste premesse è possibile adesso affrontare l’argomento.

Ostativo è un aggettivo che significa “che costituisce legittimo impedimento al compimento di un atto giuridico” (Salvatore Battagli – Grande Dizionario della lingua italiana – vol. XII, pag. 241). Dunque indica gli ostacoli che si frappongono alla concessione di benefici di leggi al condannato all’ergastolo.

Come si è visto, la pena dell’ergastolo è perpetua, ma non è affatto vero che è impossibile uscire dal carcere vivi.

L’art. 176 c.p. disciplina la concessione della liberazione condizionale al condannato a pena detentiva che, durante il tempo di esecuzione della pena, abbia tenuto un comportamento tale da far ritenere sicuro il suo ravvedimento, può essere ammesso alla liberazione condizionale, se ha scontato almeno trenta mesi e comunque almeno metà della pena inflittagli, qualora il rimanente della pena non superi i cinque anni. (comma 1).

Il condannato all'ergastolo può essere ammesso alla liberazione condizionale quando abbia scontato almeno ventisei anni di pena (comma 3).

La concessione della liberazione condizionale è subordinata all'adempimento delle obbligazioni civili derivanti dal reato, salvo che il condannato dimostri di trovarsi nell'impossibilità di adempierle (comma 4).

Acclarato che un condannato all’ergastolo può ottenere la liberazione condizionale dopo 26 anni di carcere va detto che la liberazione anticipata può essere concessa a tutti i condannati, nella misura di 45 giorni ogni semestre di pena scontata, dando prova di partecipazione all’opera di riduzione (art. 54, comma 1 O.P.). per un ergastolo in totale sono 6 anni un mese e un giorno, che dedotti fanno scendere il limite di 26 anni a 19 anni, 10 mesi e 1 giorno.

Il primo termine (26 anni) si riduce sensibilmente per effetto della ‘buona condotta’ (in realtà è questo che si certifica: la buona condotta). La prima condizione ostativa viene superata in questo modo.

Occorre adesso sbrogliare la matassa più imbrogliata, l’art. 4-bis O.P., che titola: “Divieto di concessione dei benefici e accertamento della pericolosità sociale dei condannati per taluni delitti”. Quindi è una noma che introduce divieti di concessione di benefici, ma non in assoluto, come si vedrà. Per benefici si intendono le misure alternative alla detenzione, salvo la liberazione anticipata, che non è sottoposta a divieti particolari, ma a condizioni di concessione blande.

Va detto che il legislatore moderno non sempre soddisfa le necessità di chiarezza delle norme che produce, mostrando di possedere o esercitare una tecnica legislativa carente o fumosa. L’art. 4-bis non sfugge a questa regola, come si vedrà. Quindi, conviene smontarlo pezzo per pezzo per esaminarlo meglio.

I ‘benefici’ di cui tratta la norma sono:l’assegnazione al lavoro all’esterno, i permessi premio e le misure alternative alla detenzionepreviste dal capo VI, esclusa la liberazione anticipata (comma 1, premessa).

Tali benefici possono essere concessi ai detenuti e internati per i seguenti delitti solo nei casi in cui tali detenuti e internati collaborino con la giustizia a norma dell’articolo 58-ter della presente legge:

1) delitti commessi per finalità di terrorismo, anche internazionale, o di eversione dell’ordine democratico mediante il compimento di atti di violenza,

2) delitto di cui all’articolo 416-bis del codice penale (Associazioni di tipo mafioso anche straniere),

3) delitti commessi avvalendosi delle condizioni previste dallo stesso articolo ovvero al fine di agevolare l’attività delle associazioni in esso previste,

4) delitti di cui agli articoli 600 (Riduzione in schiavitù), 600- bis, primo comma (Prostituzione minorile), 600-ter, primo e secondo comma (Pornografia minorile), 601 (Tratta di persone), 602 (Acquisto e alienazione di schiavi), 609-octies(Violenza sessuale di gruppo) [, qualora ricorra anche la condizione di cui al comma 1-quater del presente articolo,] e 630 del codice penale (Sequestro di persona a scopo di estorsione), all’articolo 291-quater del testo unico delle disposizioni legislative in materia doganale, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 23 gennaio 1973, n. 43 (Associazione per delinquere finalizzata al contrabbando di tabacchi lavorati esteri), e all’articolo 74 (Associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope) del testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309.

Sono fatte salve le disposizioni degli articoli 16-nonies (“1. Nei confronti delle persone condannate per un delitto commesso per finalità di terrorismo o di eversione dell'ordinamento costituzionale o per uno dei delitti di cui all'articolo 51, comma 3-bis, del codice di procedura penale, che abbiano prestato, anche dopo la condanna, taluna delle condotte di collaborazione che consentono la concessione delle circostanze attenuanti previste dal codice penale o da disposizioni speciali, la liberazione condizionale, la concessione dei permessi premio e l'ammissione alla misura della detenzione domiciliare”) e 17-bis (norme di attuazione) del decreto-legge 15 gennaio 1991, n. 8, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 marzo 1991, n. 82, e successive modificazioni.

Decisamente, non è una norma fatta bene, ma è il destino di tutte le norme che sono aggiunte ad altre precedenti.

Una volta stabiliti quali sono i reati per i quali occorre una attività di collaborazione, si statuiscono i casi in cui i benefici possono essere concessi.

Il comma 1-bis dell’art. 4-bis fornisce una serie di deroghe.

I benefici di cui al comma 1 possono essere concessi ai detenuti o internati per uno dei delitti ivi previsti:

a) purché siano stati acquisiti elementi tali da escludere l’attualità di collegamenti con la criminalità organizzata, terroristica o eversiva

b) altresì nei casi in cui 1) la limitata partecipazione al fatto criminoso, accertata nella sentenza di condanna, ovvero 2) l’integrale accertamento dei fatti e delle responsabilità, operato con sentenza irrevocabile, rendono comunque impossibile un’utile collaborazione con la giustizia, nonché nei casi in cui 3) anche se la collaborazione che viene offerta risulti oggettivamente irrilevante, nei confronti dei medesimi detenuti o internati sia stata applicata una delle circostanze attenuanti previste dall’articolo 62, numero 6 [l'avere, prima del giudizio, riparato interamente il danno, mediante il risarcimento di esso, e, quando sia possibile, mediante le restituzioni; o l'essersi, prima del giudizio e fuori del caso preveduto nell'ultimo capoverso dell'articolo 56 (delitto tentato), adoperato spontaneamente ed efficacemente per elidere o attenuare le conseguenze dannose o pericolose del reato], anche qualora il risarcimento del danno sia avvenuto dopo la sentenza di condanna, dall’articolo 114 (circostanze attenuanti) ovvero dall’articolo 116, secondo comma (Se il reato commesso è più grave di quello voluto, la pena è diminuita riguardo a chi volle il reato meno grave), del codice penale.

Dunque, quando la limitata partecipazione al reato accertata nella sentenza di condanna, quando l’accertamento completo dei fatti e delle responsabilità rendono impossibile una collaborazione utile per le giustizia e quando la collaborazione offerta risulti oggettivamente irrilevante ma il condannato abbia provveduto a risarcire il danno causato o siano state applicate le circostanze attenuanti di cui all’art. 114 c.p. o viene diminuita la pena nei confronti che voleva un reato meno grave di quello compiuto di cui all’art. 116 c.p., in tutti questi casi i benefici possono essere concessi, restando escluso solo il caso in cui la collaborazione, pur essendo possibile e fruttuosa, non viene offerta dal condannato, il quale si rifiuta di collaborare.

Il comma 1-ter ipotizza tutti i casi in cui è possibile escludere collegamenti con la criminalità organizzata.

I benefìci di cui al comma 1 possono essere concessi, purché non vi siano elementi tali da far ritenere la sussistenza di collegamenti con la criminalità organizzata, terroristica o eversiva, ai detenuti o internati per i delitti di cui agli articoli 575 (Omicidio), 600-bis, secondo e terzo comma (Prostituzione minorile – 16 anni di eta’ + 16 anni di età), 600-ter terzo comma (Divulgazione materiale pornografico minorile), 600-quinquies (Iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile), 628, terzo comma (Rapina con armi e volto travisato), e 629, secondo comma (Estorsione - bilanciamento circostanze attenuanti e aggravamenti), del codice penale, all’articolo 291-ter (Aggravanti contrabbando tabacchi) del citato testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 23 gennaio 1973, n. 43, all’articolo 73 (Produzione, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti o psicotrope) del citato testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni, limitatamente alle ipotesi aggravate all’articolo 416, primo (Associazione a delinquere) e terzo comma (Promotori), del codice penale, realizzato allo scopo di commettere delitti previsti dagli articoli 473 (Contraffazione marchi ecc.) e 474 (Introduzione prodotti contraffatti) del medesimo codice, e all’articolo 416 (Associazione a delinquere) del codice penale, realizzato allo scopo di commettere delitti previsti dal libro II, titolo XII, capo III, sezione I, del medesimo codice, dagli articoli 609-bis (Violenza sessuale), 609-quater (Atti sessuali con minorenni) e 609-octies (Violenza sessuale di gruppo) del codice penale e dall’articolo 12, commi 3, 3-bis e 3-ter, del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e successive modificazioni.

Infine, il comma 1-quater chiude la panoramica delle eccezioni.

I benefìci di cui al comma 1 possono essere concessi ai detenuti o internati per i delitti di cui agli articoli 609-bis (Violenza sessuale), 609-ter (Circostanze aggravanti – minori anni 14 – uso delle armi – persona travisata - pubblico ufficiale – persona detenuta – minori anni 10), 609-quater (Atti sessuali con minorenni) e [, qualora ricorra anche la condizione di cui al medesimo comma 1, ] 609-octies (Violenza sessuale di gruppo) del codice penale solo sulla base dei risultati dell’osservazione scientifica della personalità condotta collegialmente per almeno un anno anche con la partecipazione degli esperti di cui al quarto comma dell’articolo 80 della presente legge. Le disposizioni di cui al periodo precedente si applicano in ordine al delitto previsto dall’articolo 609-bis (Violenza sessuale) del codice penale salvo che risulti applicata la circostanza attenuante dallo stesso contemplata (Casi di minore gravità).

Gli altri commi sono di natura procedurale.

È di tutta evidenza la fatica dell’interprete non professionale per districarsi in un coacervo di norme richiamate.

È tuttavia possibile concludere che le eccezioni offerte ai condannati particolarmente pericolosi di cui al comma 1 dell’art. 4-bis O.P. sono disciplinate puntualmente dal legislatore, per cui in un solo caso vi è un solo ostacolo insormontabile alla concessioni dei benefici di cui e della liberazione condizionale per i condannati alla pena dell’ergastolo: il rifiuto di collaborare con la giustizia.

Parlare, scrivere, discettare si ergastolo ostativo in modo generico, strumentale e fazioso appare quindi inutile sotto il profilo del diritto e indifferente sotto il profilo sociologico.

È un dato di fatto: il condannato all’ergastolo che rifiuta di collaborare con la giustifica non otterrà mai alcun beneficio e per lui davvero la pena è perpetua.

Ne consegue che se una battaglia deve essere condotta è per la cancellazione della pena dell’ergastolo, anche se i tempi della politica nazionale sembrano impegnati in altro.