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lunedì 1 agosto 2011

POCHE E SI DISINTEGRANO VELOCEMENTE


Si sta parlando delle Grandi Civiltà.

Secondo la maggior parte degli storici sono state poche, da un massimo di trenta a un minimo di otto.

Le Civiltà che si riconoscono diverse dalla affiliazioni tribali sono tutte riconoscibili dal fatto che sono Stati, con elite di governo, burocrazie, leggi, tributi e standard di sicurezza.

Altra caratteristica è che il loro "sviluppo" è parallelo all'esistenza di surplus alimentari ed energetici (una volta gli schiavi adesso il fossile): con gli Stati nascono le città, i centri urbani che emanano i "poteri" amministrativi, giudiziari e politici.

Queste civiltà hanno accumulano enormi poteri che si vedono nelle gigantesche organizzazioni istituzionalizzate che li distinguono.

Tuttavia anche queste Civiltà, così potenti e all'apparenza indistruttibili finiscono, spesso velocemente, e di loro non rimane assolutamente nulla.

Un ciclo vitale assimilabile al modello biologico, nascita, crescita, sviluppo nella fase adulta, invecchiamento e morte.

Il Pianeta ha questa Legge e tutto il Pianeta soggiace ad essa.

Si potrebbe dire che ogni Civiltà per svilupparsi e crescere deve lottare contro le leggi energetiche della Termodinamica e di conseguenza la sua Storia è una storia di lotta e soluzioni ai problemi scatenati dalle medesime leggi.
Le Civiltà crescendo diventano sempre più complesse, si specializzano e quindi hanno sempre maggiore bisogno di energia.
La nostra attuale Civiltà tecnologica occidentale divora all'esterno dei propri confini per mantenersi, e la specializzazione tecnica su cui si regge con le nostre stesse energivore città sono l'espressione di una civiltà ad altissimo costo energetico.
Se le spese energetiche per il mantenimento di una Civiltà superano il rendimento si può arrivare al collasso della Civiltà medesima.
Rifkin nel suo libro "Economia all'idrogeno" spiega il funzionamento "termodinamico" dell'Impero Romano che ben può applicarsi alla attuale Civiltà del Petrolio.
Roma parte 200 anni prima di Cristo con le conquiste militari: terre coltivabili, riserve minerarie e schiavi aumentavano il flusso di energia.
Con Ottaviano Augusto, il primo Imperatore Romano (27 a.C.) l'ESPANSIONE territoriale si ferma anchea causa delle prime sconfitte militari.
Roma passa al MANTENIMENTO dell'impero.

Tutta l'energia è utilizzata per la costruzione delle infrastrutture. Le infrastrutture (opere pubbliche quali strade, ponti acquedotti e l'apparato elefantiaco di burocrati e amministratori) costano, e costano sempre di più man mano che si procede nella specializzazione.
E senza l'energia nuova proveniente dalla conquiste di terre e di schiavi l'energia a disposizione costa e costerà sempre di più.

Quindi unica fonte energetica rimasta sono proprio i terreni, IL SUOLO.
Lo sfruttamento del suolo in agricoltura.
Pare che una delle causa profonde di crollo dell'impero romano sia stata la depauperazione dei terreni a causa della ridotta fertilità per uso eccessivo.

I piccoli agricoltori non riescono più a ottenere rendimento sufficiente dal terreno e così si immiseriscono e vanno a ingrossare le schiere dei disperati urbani.
I grandi proprietari terrieri si appropriano a poco prezzo di enormi appezzamenti agricoli e inizia il latifondo. Ma era terreno non fertile e quindi?
Ulteriore depauperamento con l'utilizzo dei terreni a pascolo per l'allevamento del bestiame.
Nelle città i poveri crescono a dismisura e il costo per il loro mantenimento pure.
Pressione energetica insostenibile con l'ulteriore danno di terre, tante terre, che rimarranno incolte.
La Natura si riprende tutto, quindi aree bonificate che tornarono a palude e con le paludi aumentarono gli insetti portatori di malattie.
La diffusione della malaria fu velocissima su una popolazione già immiserita e provata dalla fame.
L'indebolimento dello Stato centrale con la morte di un terzo della popolazione fecero fare a Costantino nel 313 d.C. due atti: la leva obbligatoria e la nascita del colono, antenato del servo della gleba.
Serviva un esercito sempre più forte - ed energivoro - per fermare le bande di barbari ai confini: lo Stato era indebolito.
E serviva energia e quindi si legarono le persone alle terre con la figura del colono: ma era una misura inadeguata e tardiva.

L'equilibrio energetico su cui Roma aveva basato la sua espansione e crescita non c'era più e quindi nel quinto secolo dopo Cristo Roma aumentò la pressione sul proprio patrimonio energetico dando vita a una burocrazia governativa e militare gigantesca (il doppio in un secolo).
Crebbero le tasse ma la popolazione già povera si immiserì e si ridusse.
I confini non erano più sicuri e la capitale passò da un milione a 30000 abitanti nel sesto secolo.
Terre deforestate, suolo esausto ed eroso, popolazione minata nella salute: un non equilibrio che passava dalla Spagna all'Inghilterra, Mediterraneo e Nord Africa.
L'Europa era sfiancata dalla guerra alla legge della Termodinamica attuata da Roma.
L'Entropia, la Seconda Legge della Termodinamica è una inviolabile Legge di natura e deriva dalla Prima Legge della Termodinamica ovvero il principio di conservazione dell'energia (il famoso detto nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma) e vale nei sistemi isolati (il Pianeta è un sistema chiuso e non isolato); potrebbe spiegarsi nel dire che la trasformazione della materia ha un LIMITE ovvero ci sono trasformazioni irreversibili di energia, c'è un ordine nelle trasformazioni (l'energia si trasforma in calore ma mai il contrario, il calore si dissipa).

Insomma c'è un limite e Roma l'aveva toccato.

E l'Europa desertificata dal prosciugamento dell'Impero Romano avrebbe avuto bisogno di altri 600 anni per risorgere.
L'Occidente (a cui l'Italia e l'Europa attuale appartengono) sta depauperando il Pianeta per alimentarsi e sta arrivando al LIMITE.
Senza energia elettrica (che è quella che sto usando adesso per scrivere) capiterebbero una serie inimmabinabile di collassi, probabilmente destabilizzanti del modo di vivere occidentale stesso.
L'effetto di questi collassi scenderebbe a cascata su tutta la struttura tecnologica (sulla quale si appoggiano quelle economiche, sociali e politiche) che si appoggia sulla infrastruttura energetica.
Basata nel 2002 sull'85% da fonti fossili (petrolio, gas e carbone).
Inquinanti, costosi e pericolosi (la maggior parte del petrolio è in mano agli "instabili" paesi del Golfo).
Estrarr il petrolio è costoso per cui le multinazionali diventano sempre meno e sempre più grosse.
Sempre più potenti, e non hanno bisogno di intralci sociali e politici.

Serve il SUPERGOVERNO.
Con la SUPERMONETA.

Intanto si intravedono le prime tracce di pericolose derive di instabilità energetica:
- la stangata federalista dell'agosto 2011 con aumenti di trasporti pubblici, sanità, benzina, assicurazioni auto, frutta e altri alimenti;
-aerei che cadono per imperizia dei piloti ovvero poche spese di formazione tecnica - lo Stato ha sempre meno soldi (disastro aereo Rio-Parigi, imperizia dei piloti).
E altre notizie che spesso passano sottogamba ma che sono un indicatore di caduta nel vortice degli aumenti energetici.
Queste hanno colpito me, ma sicuramente se ne possono trovare altre.

DANIELA



domenica 20 febbraio 2011

Gli ingenui


Nel paese dei furbi, o meglio, quello in cui molti si sentono e fanno i furbi, in cui l'eccesso di comportamenti da furbi causa problemi a tutti, compresi coloro che credono di essere furbi, è assolutamente sorprendente quanti sono gli ingenui. La cosa più sorprendente è che gli ingenui sono gli stessi che si sentono furbi. Sono così ingenui che non si accorgono delle malefatte dei potenti, che credono a tutte le loro giustificazioni, anche le più improbabili, le più inverosimili. I fessi, gli onesti, quelli che in genere sono ingannati dai furbi, quelli che credono nella legalità, nella giustizia, che non cercano di farsi strada ricorrendo a sotterfugi, a 'conoscenze', a scorciatoie di varia natura, vedono gli inganni di questi potenti, ne parlano, provano a parlarne anche con i furbi, ma questi ultimi non credono a quello che gli viene detto, credono solo a ciò che gli dice il potente.
Questo almeno è quello che sembra, i furbi assurdamente ingenui e creduloni ed i fessi con gli occhi aperti. Siamo proprio un paese strano. La mia impressione però è che gli ingenui non siano così ingenui come vogliono far sembrare, che il loro sia l'ennesimo inganno che tentano di fare. Per loro la verità non esiste, ma non perché abbiano una qualche concezione filosofica che li porta a questa conclusione, no, ma perché si sono arresi, alcuni da poco, altri da così tanto tempo che ormai non ricordano neanche quando hanno iniziato a farlo. Ma si sono arresi, cercare di interpretare la realtà intorno a loro era troppo difficile, erano necessari strumenti culturali di cui a torto o, più spesso, a ragione, non si sentivano forniti e dunque le cose possono essere in un modo o in un'altro, ma è troppo faticoso scoprire come sono realmente, in più le conclusioni cui si arriva devono spesso essere cambiate, no non ne vale proprio la pena, inoltre ci sono molte cose meno impegnative da fare e con un riscontro in termini di piacere molto più immediato. A questo punto la verità è semplicemente quella che fa più comodo. Ci sono sempre argomenti a favore di un'interpretazione o di un'altra, magari alcune argomentazioni sono più valide di altre, ma non importa, è più facile seguire la tesi di coloro che sentono più vicini a pelle, quelli in cui è più facile immedesimarsi, ma soprattutto quelli che non sentono pericolosi per i loro comportamenti più i meno illegali, per le loro furberie. Dunque gli ingenui a ben vedere non sono così ingenui, stanno semplicemente facendo i furbi, come sempre. 
La disonestà non ha limiti.

Non può averne. Forse, in parte, ne ha nella paura di essere scoperti, nella mancanza di coraggio del disonesto, ma non ha limiti morali, i limiti appartengono ad un'altro dominio, quello dell'onestà.
Così chi è disonesto in una cosa, lo è in tutto, almeno in tutto quello in cui riesce ad esserlo, in tutto quello in cui ha il coraggio e la convenienza di esserlo. Spesso è inutile parlare con loro, argomentare, in realtà non stanno discutendo, non stanno confrontando le vostre ragioni con le loro, stanno solo pensando quale argomento conviene buttare lì per uscirne con una certa dignità (in genere portando l'argomento su qualcosa che c'entra solo marginalmente oppure, più spesso, portando argomenti a favore della loro solita tesi che i politici sono tutti uguali), ma sanno già da quale parte stare per convenienza e non si smuoveranno da quella parte.
Sono esseri semplici, che cercano la gratificazione immediata, i risultati rapidi, una vita facile per sé, in alcuni casi anche per la propria famiglia, per il proprio circondario, ma non hanno alcun interesse per le conseguenze delle loro azioni ad un raggio maggiore. Non stancateli troppo cercando di farli ragionare, non parlategli di regole, non pretendete che riconoscano la validità di una qualche morale; magari alcuni tireranno fuori i valori cristiani, ma non crediate che sappiano di cosa stanno parlando, semplicemente identificano il proprio sistema di valori con quello cristiano di cui hanno un vago e confuso ricordo, per loro i valori cristiani sono più o meno quello che viene loro spontaneo fare, più qualcos'altro che si può anche non rispettare, tanto poi ci si può sempre confessare.
Ne conosciamo 315 di questi ingenui, ma ce ne sono molti altri tra noi, troppi in effetti, ma non tanti come vorrebbero farci credere, non più di uno su quattro e tra questi c'è anche una parte di ingenui veri che sono solo tali senza essere furbi. Sono pochi ma fanno molto rumore, sono ingombranti, la loro impronta ecologica è più pesante, l'impressione negativa che all'estero hanno di noi italiani è dovuta principalmente a loro, perfino noi, ci dimentichiamo che sono una minoranza ed elenchiamo i loro difetti come se appartenessero a tutti gli italiani.

venerdì 9 luglio 2010

Scudi umani!!!



Siamo diventati scudi umani.
Da uomini e donne, a vittime, a capri espiatori, tartassati, poi risorse umane; quindi scudi. Naturalmente in mano alla sinistra; ed a chi altri!?! Fa comodo declassare le persone a secondo della convenienza: credo che in fondo ci si senta anche meno responsabili del loro disagio, se così vogliamo chiamarlo declassando lo stato in cui si trovano. L'ombra oscura della coercizione si fa sempre più vicina; mi ricorda (letto nei libri e visto nei documentari) un periodo italiano in cui si usava far bere a forza l'olio di ricino a chi non la pensava come chi era al potere; ma era solo l'inizio, associato a botte, manganellate e reclusione. L'inizio.
Inizia così; la storia ci insegna: impedendo di fare informazione, poi, scavalcando gli organi costituzionali, si promulgano leggi che non favoriscono lo sviluppo del paese ma solo l'impunità di chi le scrive, chi si ravvede lo si dileggia, scredita in mille modi, anche grossolani; poi si comincia a impedire la libertà di manifestare; la polizia ubbidisce ciecamente, prende a manganellate: ma non sono persone? Donne, anziani, ragazzi. Uomini.
Siamo diventati scudi umani; usati da qualcuno per dar contro al governo. E quando non siamo scudi umani siamo schiavi del lavoro: 1000€ al mese per 40 ore di lavoro a settimana; con una giornata - o due quando va bene - di libertà settimanale per organizzarci la vita. Completamente in balia del padrone che decide vita morte e miracoli del mio tempo, del mio lavoro, dei miei pensieri. E quando non siamo schiavi siamo disoccupati, da commiserare, da assistere, ma senza dar loro un reale aiuto eliminando la speculazione che sta alla base del problema. Nell'anno di crisi il divario tra poveri e ricchi si è ampliato, conferendo non solo meno beni a chi già aveva poco, ma ampliando - e non di poco – le ricchezze di chi già ricco è. Nell'anno di crisi, i ricchi hanno guadagnato più che negli altri anni. Qualcosa non quadra. Ma…

Se scendo in piazza per manifestare contro una legge ingiusta, o contro la mancata applicazione della Costituzione, o contro il mancato aiuto promesso per situazioni di estremo ed evidente disagio, se scendo in piazza per un qualsiasi buon motivo, questo diritto non è più tutelato dalla Legge Costituzionale. Ogni volta che scenderò in piazza rischierò di beccarmi una bella randellata in testa. Con il plauso di "Libero" e de "il Giornale", che mi taccerà di essere uno scudo umano manipolato.
Questi signori, quelli del partito dell'amore, sono tanto bravi a gettare fango sui loro avversari politici; poi appena trovano qualcuno che non la pensa come loro, magari portando fatti o argomentando con cognizione di causa… Beh, l'amore svanisce: puff! Secondo loro siamo geneticamente diversi, e sono pronti - alcuni - "ad ucciderci in due secondi".
Ergo: se scendo in piazza per manifestare il mio dissenso avrò una probabilità in più di trovare qualcuno che mi spaccherà la testa o peggio. Sono quelli del Partito dell'Amore, che, una volta, si chiamavano fascisti. Per lo meno non avevano la pretesa di essere chiamati con un nome totalmente falso e fuorviante.
Non resta che prendere atto che questi personaggi, questi politici che permettono tutto ciò, sono stati eletti, sebbene in maniera poco chiara, da una gran parte degli Italiani; che la loro elezione è stata dovuta in parte anche maggiore dal non voto della stragrande maggioranza degli aventi diritto; che tutta questa gente è attorno a me, si lamenta, ma non fa o non propone nulla di concreto per cambiare lo stato delle cose; acconsente più o meno esplicitamente allo stato attuale di degrado civile che favorisce l'arricchimento dei soliti potenti; gente alla quale, per civiltà, ogni volta che ne scopro uno, evito di vomitargli addosso per lo schifo; gente da compatire, ma non più da tollerare, perché con il suo operato sta affossando un'intera Nazione; assoggettandola ai capricci di una lobby politico\imprenditoriale senza scrupoli, classe dirigente che "non ha alcun legame con un interesse per la verità", perciò riempie i notiziari con comunicati e dichiarazioni che non sono altro che stronzate.


Consiglio vivamente la lettura  - che è insieme una recensione ed una riflessione - del post STRONZATE pubblicato su Blog Drome il 19 gennaio scorso da Daniela, proprio sul saggio di Harry G. Frankfurt. Questo libretto è tutt’altro che una semplicistica dissertazione sui termini.

Unica cosa sensata che ho sentito ultimamente:"
In un grande paese democratico la libertà di stampa non è mai sufficiente". Chi lo ha detto?
Intanto noi - chiunque dissenta - siamo stati declassati a scudi umani.


P.S.

La lettera che circola in rete in questi giorni (quella della telefonata che richiede il pagamento dell'abbonamento a SKY ad un abitante de L'Aquila), è di Anna, sul blog Miss Kappa. Questo il link diretto.

giovedì 18 febbraio 2010

100 anni fa’


Voglio fare una breve analisi di cosa c'era e non c'era cento anni fa. Attraverso questo ragionamento voglio solo rendermi conto di cosa abbiamo raggiunto, cosa si è instaurato e cosa è stato demolito, ed, eventualmente, cosa abbiamo perso nell'arco di cent'anni.

Dunque. Cento anni fa non c'era la televisione. Questa è la prima cosa che mi viene in mente, dal momento che fa così tanto parte della vita della gente. Non c'era il telefono così come lo conosciamo oggi, ma neppure come lo conosciamo a partire dalla metà del secolo scorso. Infatti era appannaggio di pochi; vent'anni fa non c'erano i telefoni cellulari (i primi già si mostravano, ma erano poco meno che mattoni, ricordo che erano enormi e costosi, con antenne di 30 o 40 centimetri). Cento anni fa non si poteva ancora partorire in sicurezza, la medicina era molto indietro, ma lo sviluppo industriale cominciava con l'inquinamento ambientale, e si può dire che da qualche anno si cominciava a fare dei danni a quel livello. I lavoratori non avevano diritti (come oggi). I sindacati erano ancora lontani (come oggi), e chi aveva soldi voleva tenerseli stretti e, semmai, farne sempre di più, senza curarsi troppo del modo (come oggi). Una quarantina di anni fa, attraverso una strenue lotta della classe operaia, che affonda le sue radici negli albori della storia, conoscendo soprattutto sconfitte, abbiamo ottenuto il riconoscimento a diritti inviolabili, come ad esempio un salario dignitoso, che sono saltati negli ultimi dieci anni. Oggi essere iscritto ad un sindacato rappresenta un ostacolo, in alcuni settori più che in altri, che impedisce l'affermarsi del diritto alla crescita professionale del lavoratore; quand'anche non fornisca un pretesto per trattarlo con discriminazione penalizzandolo gravemente con orari infami o lavori degradanti senza rotazione, viene visto dal padrone con sospetto, come fosse una minaccia di cui sbarazzarsi alla prima occasione.

Cento anni fa, non c'erano le automobili, inteso come bene diffuso, alla portata di tutti. Ancora si andava col calesse, chi lo aveva, ma i poveri a piedi, e i poveri più fortunati in bicicletta. Non c'era un'aspettativa di vita molto lunga, ma spesso, vivendo di stenti, mi chiedo se non fosse una fortuna. L'alternativa era essere ricchi, ma anche qui, il denaro non poteva comprare cure che ancora non c'erano. Per cui si viveva per meno tempo. Ma c'è da precisare che tante malattie erano meglio tollerate e combattute, da un fisico sano, fisico di persona che non deve patire la fame o vivere nella sporcizia.

Cento anni fa c'era Antonio Gramsci, oggi abbiamo Massimo D'Alema. Cento anni fa non c'era il festival di San Remo, e chi si provava a fare una politica a favore dei lavoratori... beh, erano cavoli amari. Le donne non avevano il voto. C'era la monarchia. Non c'era il fascismo – mancava poco – che invece oggi c'è, anche se in forma diversa dal ventennio. Infatti è una delle forze negative che si sa adeguare ai tempi, dissimulandosi, trovando nuove forme, eludendo la critica di menti deboli attraverso canali di propaganda sottili e studiati, che ti fanno mandare giù la cacca anche se è amara, ma solo perché di un altro colore. Si è appropriato dell'azzurro, senza però abbandonare il nero della sua anima. Gli emigranti eravamo noi, poveri in canna in cerca di lavoro all'estero. Non so per quanto riguarda la corruzione, ma sicuramente il livello più sviluppato lo abbiamo raggiunto ai tempi nostri. Il reticolo affaristico/politico/mafioso/imprenditoriale, così come lo conosciamo (?) oggi, cent'anni fa non c'era. Ma qualcuno mi dica se sbaglio.

Non c'era l'energia nucleare, non c'era la plastica (viene ipotizzata nel 1920 – da Wikipedia), ma c'era quella voglia di fare male agli altri che ha permeato continuamente le vicende umane. Si potrebbe dire che, a parte qualche dettaglio, non è cambiato nulla, dal punto di vista umano. Appena ha potuto, chi di dovere, ha smantellato tutte le conquiste positive raggiunte da parte della collettività. Poiché tali conquiste, lo ponevano qualche gradino in meno al di sopra degli altri, e non sia mai! Qui entrano in ballo i dettagli di cui sopra, per nulla irrilevanti. Adoperati coscientemente e scientificamente da alcune lobby, hanno contribuito a domare gli animi ed a sedare lo spirito critico contenuto in essi. Si prospetta, se non ci si da da fare, la nascita di generazioni votate alla sottomissione. E con la manovra della manipolazione storica, nessuno potrà venire a conoscenza delle lotte fatte per la libertà.
Voglio chiudere questo post con l'adesione all'editoriale di Antonio Padellaro su "il Fatto Quotidiano" di martedì 16 febbraio. Anche io sono indignato per come vengono trattati bambini di un asilo, imbacuccati nei loro cappottini, dentro ad un'aula di una scuola materna senza riscaldamento, portato alla luce da un inchiesta di "Presa Diretta", il programma di RAI3, andato in onda domenica 14 febbraio scorso. Anche io mi chiedo: dov'è la civiltà di questa politica di tagli indiscriminati? E l'opposizione va al festival. Almeno 100 anni fa' non c'era, il festival.

domenica 14 febbraio 2010

I tempi nostri, nostri...


Sono convinto che a noi, di quello che sta realmente accadendo, venga detto, si e no, un decimo. Oramai, da Berlusconi a D'Alema, da Marrazzo a Bertolaso, passando per tutte la boutade del presidente del consiglio con relative smentite, e smentite delle smentite; l'unica cosa che si capisce chiaramente, che dovrebbe essere nitida anche al più imbecille degli italiani, è il traffico affaristico che c'è dietro al teatrino messo su da costoro. La mia unica speranza è che almeno la magistratura faccia il suo dovere. Resta comunque il buco, anzi l'abisso legislativo ed ancor più istituzionale in cui ci hanno condotto. Dalle dichiarazioni di Montezemolo -"la fiat non ha preso un euro dal governo"- a quelle di Marchionne, che vuole recidere il "ramo secco" di Termini Imerese, ed ora con lo scandalo annunciato (non per vantarmi, anzi, è da molto che giravano anche i filmati su Youtube) anche in un mio vecchio post, sulla Maddalena, che coinvolge al Protezione Civile. La vergognosa ricaduta affaristica del terremoto de L'Aquila non la voglio tirare in ballo perché è troppo disgustosa. L'articolo di Giuseppe D'Avanzo su La Repubblica, spiega molto bene il perché Bertolaso si dovrebbe dimettere senza indugi, senza aspettare il consenso di alcuno. Eppure la trasparenza in Italia continua a non essere di casa.

Che dobbiamo fare? C'era bisogno di Mieli, ad Annozero, per farci capire che sta per saltare il tappo? Non lo sappiamo già da almeno un anno e mezzo? Già da prima, cioè, che iniziasse la crisi? Eppure i segnali c'erano, e hanno intensificato il loro influsso man mano che passava il tempo. Vorrei tanto (ingenuo, ricordate?) che la gente cominciasse a comportarsi bene gli uni con gli altri. Già questo sarebbe un inizio per una presa di coscienza.

L'altro giorno, stavo andando in pausa pranzo, chiudo la mia postazione (lavoro in un supermercato), e mentre mi incammino verso il corridoio centrale, una signora con sguardo altero e superiore, fa per uscire proprio di lì, nonostante sbarra e catenella ad impedire il passaggio. -"Signora, scusi, non si può passare per questa cassa, per uscire c'è l'apposita uscita senza acquisti. Se i miei superiori dovessero vederla mentre io sono ancora qui, mi sgriderebbero sicuramente..." Lei –"Pazienza!" e passa quasi non degnandomi di uno sguardo. In Italia le regole è bello infrangerle... Anche se preferirei infrangere il culo - con una pedata - di quelli che le infrangono! Questo è un comportamento largamente diffuso, che non tiene conto della ricaduta che ha anche su coloro che lo applicano. Ed è generato proprio da quell'ignoranza civica di cui si parla nel post di Obbie. Infrangere le regole è diventata una cosa da furbi, di cui vantarsi: "E' insostenibile che sulle spalle di una maggioranza silenziosa, al limite del lassismo (lo si rischia quando si accettano supinamente azioni orribili provenienti da obiettivi ancora più orribili come quella di frodare gli altri cittadini negando la giusta imposizione fiscale) una minoranza si elevi a "parte furba e intelligente". Bellissimo il lungo commento di Daniela.

giovedì 24 dicembre 2009

SKIN COLOR

Io credo che la diversità sia una ricchezza. Dalla commistione di etnie diverse non si possono avere che, per lo meno in misura maggiore, vantaggi. Ma è indubbio che qualche svantaggio lo si potrebbe avere. Ad esempio, nel caso si dovessero avere più religioni all’interno di una comunità, ci si vedrebbe costretti da parte di una amministrazione – che tenga conto dei precetti della costituzione – che essa predisponga a luogo di culto, uno spazio adeguato per ciascun orientamento. Infatti, anche il pensiero illuminato dei padri fondatori della costituzione prevede che “tutte le confessioni religiose sono ugualmente libere davanti alla legge.”



Ecco la scocciatura. Ma ciò di cui si dovrebbe tener conto è l’arricchimento che la fusione di culture ha sempre – e sempre porterà - alle comunità che l’hanno praticata. Infatti, come in natura la biodiversità è fonte di forza e di stabilità dell’ecosistema, così nelle comunità umane, quelle che hanno dimostrato di avere un’apertura al dialogo ed all’integrazione con altre culture, hanno avuto una carta vincente nello sviluppare un grado di civiltà elevato. Un ruolo fondamentale per far si che ciò avvenga lo gioca una classe politica illuminata da un senso civico che trascenda il normale modo di fare politica. Dovrebbe avere, cioè, una lungimiranza atta a cogliere gli aspetti positivi nel lungo periodo, cercando di arginarne con intelligenza gli aspetti negativi dell’inizio, quando il primo impatto tra culture diverse crea inevitabilmente un attrito, dovuto per lo più all’ignoranza che genera la paura del diverso.

- La paura del diverso - Sarebbe bello attribuire, in prima istanza, la colpa dell’intolleranza tra culture, ad un’ignoranza diffusa sul territorio a macchia di leopardo, che, come non ultima implicazione, ha l’analfabetismo. Si stima infatti che tra analfabeti totali e analfabeti funzionali si arrivi ad una percentuale della popolazione molto preoccupante. Chi ha voglia di rimboccarsi le maniche può leggere questo interessante e lungo articolo, molto ben argomentato. Piero Ricca ha anche argomentato questa situazione nell’articolo “Analfabeti d’Italia”di qualche mese fa, sul sito WU magazine. Ma questo non è, a mio avviso, che il risultato di una politica fallimentare sul lungo periodo. La situazione in pratica è degenerata a fronte di una politica sciagurata, che non si è occupata di altro che non fosse apparenza e guadagno di prestigio, attraverso anche un’informazione asservita, che assecondava (ed asseconda tuttora) di volta in volta la compagine di turno, sempre per un tornaconto reciproco. Altro che trasparenza! Certamente qualche opera l’hanno portata a termine, ma si vedano tutte le “cattedrali nel deserto” e le grandi strutture, soprattutto strade, che ora sono a rischio per una conduzione dei lavori criminale. In pratica non si è dato lo sviluppo che necessitava ad un accrescimento culturale generale, lasciando praticamente a se stessa l’istituzione scolastica. Tenendo il popolo nell’ignoranza lo si domina più facilmente, peccato che poi ci sia l’incomprensione e la paura del diverso, che portano inevitabilmente a scontri sociali. La ricaduta sulla comunità è enorme. Direi incommensurabile.

Ma questo non preoccupa minimamente le lobby di potere, e neppure i governi, perché ad esse legate a filo doppio. Si pensi alle farmaceutiche, che hanno intrallazzato con i governi affinché comprassero milioni di dosi di un vaccino totalmente inutile ... Con quali soldi anno affrontato la crisi queste ricche multinazionali, mentre migliaia di persone sono rimaste senza lavoro, e questo solo fino ad ora? Se fossimo già aperti alle altre culture nella maniera in cui io mi auspico un giorno si possa essere, non ci saremmo fatti abbindolare così facilmente, perché con l’intelligenza di un popolo altruista, ed onesto – ciò che serve per essere civili – le compagini politiche/affaristiche avrebbero vita molto difficile. Si rende quindi necessario un accrescimento culturale attraverso la scuola per prima cosa, per far capire agli uomini di domani che il nostro vicino non è da odiare solo perche ci sembra diverso, quando diversi sono solo i suoi usi e costumi. Ci possono essere popoli totalmente inadatti alla convivenza nel nostro territorio, ma ciò non significa che se qualcuno di quel popolo vuole stabilirsi da noi, esso non possa portarci la sua parte migliore. Non si può, insomma, pensare subito che ci voglia far del male. Attraverso la conoscenza si può arrivare alla comprensione, per far ciò bisogna potenziare l’istituto scolastico. Ovviamente un popolo troppo attento non fa gioco a chi lo vuole anestetizzato da spot e videogiochi. Quel che è certo, è che con l’intolleranza dell’extracomunitario, si arriva ad odiare anche un nostro concittadino che invece l’extracomunitario, lo tollera. E dire che anche noi Italiani abbiamo un passato da emigranti, quindi dovremmo capire bene la situazione. Viva l’accrescimento culturale che viene dalla convivenza tra culture diverse, nel rispetto di tutte e nella comprensione reciproca! Ma questo in un paese civile.