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mercoledì 30 gennaio 2013

IL CLIMA STA PEGGIORANDO TROPPO VELOCEMENTE



Lo dice Nicholas Stern sul "TheGuardian" del 26 gennaio 2013,  quando afferma "Mi sono sbagliato sul cambiamento climatico - è molto, molto peggio".

Lord Stern, autore di un Rapporto sui cambiamenti climatici commissionato dal governo britannico nel 2006, poi diventato il testo di riferimento per i politici e gli attivisti verdi, dice ora, nel 2013, di aver sottovalutato i rischi, e che avrebbe dovuto essere più "schietto" rispetto alla minaccia rappresentata per l'economia di un aumento delle temperature globali.

In un'intervista al Forum economico mondiale di Davos, Stern, che ora è un osservatore imparziale (crossbench peer), ha detto: "Se guardo al passato (2006 ndr) mi rendo conto di aver sottovalutato i rischi che corre il Pianeta e l'atmosfera che lo circonda, visto che sembrano assorbire meno carbonio di quanto ci si aspettasse, mentre le emissioni sono in aumento piuttosto significativo. Alcuni effetti stanno sopravenendo più velocemente di quanto si pensasse allora."

Il rapporto Stern, pubblicato nel 2006, ha indicato una probabilità del 75% che le temperature mondiali avrebbero potuto aumentare da 2 a 3 gradi al di sopra della media di lungo periodo, mentre ora ritiene che siamo "sulla buona strada per avere un aumento di quattro gradi". Se avessi saputo che la situazione si sarebbe evoluta in queso modo precipitoso, dice, "Credo che sarei stato un po' più diretto. Sarei stato molto più agguerrito nell'avvisare il forte rischio di un aumento di quattro o cinque gradi."

Ha detto che alcuni paesi, tra cui la Cina, avevano iniziato a cogliere la gravità dei rischi, ma i governi devono ora agire con forza per spostare le loro economie verso un minore consumo di energia e tecnologie più sostenibili in termini ambientali.

"Questo fatto è così potenzialmente pericoloso che dobbiamo agire con forza. O vogliamo giocare alla roulette russa con uno o due proiettili? Si tratta di rischi esistenziali per molte persone."
Stern sostiene il Climate Change Act del Regno Unito, un atto che impegna il governo britannico a ambiziosi
obiettivi di riduzione del carbonio. Ma ha anche chiesto di aumentare gli investimenti nella green economy sostenendo che ha un tasso di crescita "emozionante".

David Cameron ha costruito in gran parte delle sue credenziali ambientali prima delle elezioni del 2010, con il viaggio verso l'Artico per evidenziare il suo impegno alla lotta contro il riscaldamento globale. Ma l'impegno della coalizione alle politiche verdi è stato recentemente messo in discussione, tra lo scetticismo dei conservatori sui benefici dell'energia eolica, e il crescere dell'entusiasmo del cancelliere per lo sfruttamento delle riserve di gas shale
della Gran Bretagna.

Stern è concorde con il commento di Jim Yong Kim, il nuovo presidente della Banca Mondiale, sempre a Davos, che ha dato un grave monito sul rischio di conflitti per le risorse naturali che seguiranno l'accadimento della previsione di un aumento di quattro gradi al di sopra della media storica
globale.

"Ci saranno combattimenti alimentari e per l'acqua in tutto il mondo", ha detto Kim, che si è impegnato a far diventare prioritaria la lotta ai cambiamenti climatici durante il suo mandato di cinque anni.

Kim ha detto che è necessario intervenire per creare un mercato del carbonio, eliminare le sovvenzioni ai combustibili fossili e far diventare green le cento più grandi megalopoli del mondo che sono responsabili dal 60 al 70% delle emissioni globali.

Ha aggiunto che la siccità del 2012 negli Stati Uniti, che ha spinto in alto il prezzo del grano e del mais, aveva portato ancora più miseria ai poveri del mondo. Per la prima volta, il presidente della Banca Mondiale ha ammesso che la causa delle condizioni meteorologiche estreme da cambiamento climatico è da attribuirsi all'uomo. "Quegli eventi meteo sono lì a ricordare alla loro gente di iniziare a unire i puntini. Se lo dimenticheranno io sono qui a ricordarglielo".

"Dobbiamo trovare dei modi di favorire la crescita economica che non impattino sul clima. La buona notizia è che ci sono".
Kim ha detto che non ci potrà essere soluzione al cambiamento climatico senza il coinvolgimento del settore privato e ha esortato le imprese a cogliere l'opportunità di fare profitti.  "Ci sono molte opportunità di fare un sacco di soldi nella costruzione delle tecnologie che riducano gli effetti dei cambiamenti climatici".


Tutto questo da parte di fonti autorevoli (Governo Britannico e Banca Mondiale) di sicuro non facenti parte dei Verdi. O dei vegani.

Eppure i negazionisti o semplicemente degli idioti dicono che il riscaldamento globale è TUTTO NATURALE, perchè leggono in rete su blog o pseudo finti siti scientifici (studiare non sempre basta SERVE capire e addirittura, udite udite, spirito critico) che stiamo andando verso l'era glaciale. Oppure non escono all'aperto a godersi un gennaio CALDO.

Teoricamente è vero che siamo in un'era interglaciale, ma trattasi di ere geologiche con tempi che non sono comparabili alla vita umana. E, nell'era interglaciale in cui siamo, stiamo forzando il clima in una direzione SCONOSCIUTA. O meglio, ci stiamo scaldando e questo significa, meno acqua, meno aria, meno cibo...altro che pugnette da Iphone o tablet, o seccature da facebook...
 



domenica 28 ottobre 2012

CLIMA ESTREMO? ESTREMI RIMEDI...



Molto B.A.U. ma molto interessante questo breve filmato del Munich Re Geo Risk Resaerch.
I rischi meteorologici stanno aumentando in Nord America molto di più che in qualsiasi altro luogo del mondo. Le conseguenze sono drammatiche. Ogni anno gli eventi climatici estremi causano danni sempre più ingenti.

Il professore Peter  Hoeppe, capo del Munich Re Geo Risk Research al Corporate Climate Center, studia i pericoli e i rischi che stanno sotto questi fenomeni naturali. In Nord America si trovano TUTTI i fenomeni climatici estremi (tornado, grandine, siccità, incendi, tempeste invernali e uragani) che portano a fortissime perdite economiche.

Tra il 1980 e il 2011 il numero di perdite legate a fenomeni climatici estremi è quasi quintuplicato in Nord America, a fronte di un fattore di perdite pari a 4 in Asia, 2,5 in Africa e 2 in Europa. Solo nel 2011, anno dei tornado, i grandi temporali hanno causato perdite complessive per 47 milioni di dollari.

Uno dei maggiori pericoli è rappresentato dai cicloni tropicali, come l'uragano Andrew. Il 2012 è il ventesimo anniversario di questo uragano devastante. Il continuo aumento dei fenomeni climatici estremi non è causato solo dall'aumento della popolazione, ma anche da variazioni climatiche come El Nino e La Nina che modificano la temperature della superficie degli oceani.

Per le tempeste tropicali è molto importante la temperatura di superficie del mare perchè determina l'evaporazione dell'acqua in atmosfera. Questo vapore acqueo è il combustibile degli uragani. Più alte sono le temperature dei mari e maggiore il rischio di uragani intensi. Il riscaldamento degli oceani è globale ma in questo report hanno valutato l'aumento significativo delle temperature dell'Oceano Atlantico. Il motivo?

Problemi per i premi assicurativi.

Per le compagnie di assicurazione, con il cambiamento climatico, aumentano le incertezze sui rischi naturali. Gli eventi climatici estremi portano a enormi perdite di denaro per le assicurazioni che a loro volta aumentano i loro parametri assicurativi. Il tutto ricade sui consumatori che pagheranno premi assicurativi sempre più alti.

Il Munich Re Geo Risk Research, forte di 40 anni di esperienza alle spalle di studi nel settore dei cambiamenti climatici, ha proposto un report sugli eventi climatici estremi in Nord America fornendo una analisi complessiva sulle perdite condizionate dalle variazioni climatiche naturali antropogeniche; il tutto ai fini assicurativi.

Nel report emergono principi e concetti di base che stanno dietro ai rischi atmosferici e quindi sull'impatto che avranno nelle assicurazioni contro i rischi naturali.

Ricordo che lo Stato americano del North Carolina con governo repubblicano ha vietato per legge il cambiamento climatico al fine di agevolare le compagnie assicurative.  Con la famosa Legge Struzzo (così chiamata dall'opposizione democratica) fu imposto di ignorare il parere della Commissione sulle risorse costiere che, in base a studi climatici, avvertiva del possibile rialzo di un metro del mare entro il 2100 e di considerare, invece, come limite massimo, i 20 cm relativi al precedente secolo. Tutto questo, molto Bretton Woods, per tenere bassi i premi assicurativi e i costi della costruzioni costiere. Una legge confermata a fine luglio 2012 dal Governatore, divenendo esecutiva. 

Aggiungiamo, a tutto questo, le preoccupazioni della Banca Mondiale (sorella di latte del FMI).

In questo articolo del 24 ottobre 2012, la Banca Mondiale ha invitato i produttori di petrolio di tutto il Pianeta a ridurre il flaring gas associato alla produzione di petrolio del 30% entro il 2017. 

Il flaring gas è il gas prodotto in eccesso nei giacimenti petroliferi che usualmente era bruciato in torcia.

La Banca Mondiale guida una partnership mista pubblico/privata denominata GGFR (Global Gas Flaring Reduction) per ridurre tale modalità di uso del gas naturale. La partnership è stata lanciata nel 2002 al Vertice mondiale sullo sviluppo sostenibile di Johannesburg, assieme al Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon e promuove normative che possano superare le difficoltà legate alle infrastrutture insufficienti di distribuzione del gas e quindi allo scarso accesso ai mercati energetici locali e internazionali, in particolare nei paesi in via di sviluppo.

In sintesi questa era una pratica comunissima fino a pochi anni fa. Si vedevano sin da lontano le fiamme perenni sulla sommità delle torri petrolifere.

Tale pratica ha portato a bruciare ingentissime quantità di gas (che poteva invece essere diversamente utilizzato) con conseguente produzione di enormi quantità di biossido di carbonio, di anidride solforosa e di protossido di azoto, che hanno contribuito notevolmente all’inquinamento atmosferico del pianeta.

Per rendersi conto del problema a livello planetario, basterebbe osservare la Terra in un’immagine da satellite notturna: i fuochi che ardono in corrispondenza delle principali aree petrolifere sono un’evidenza che non passa inosservata!

La riduzione del SOLO 30% del flaring gas entro il 2017 porterebbe a una riduzione delle emissioni di CO2 pari alla sparizione di 60 milioni di automobili dalla strada. 

Rachel Kyte, Vice Presidente della Banca Mondiale per lo sviluppo sostenibile (N.D.R. eh, si hanno anche questo) sostiene che serve energia in molti paesi, che una persona su cinque del pianeta non ha elettricità e quindi non ci si può più permettere di sprecare questo gas. Di conseguenza dovranno prendere decisioni che  riducano la pratica del gas flaring lungo intera catena del gas. Ovvero dovranno essere aumentate le infrastrutture di distribuzione soprattutto nei paesi in via di sviluppo. E cogliere (oh yeah) opportunità di business (mica solo ridurre le emissioni).

Sono tre gli obiettivi da centrare entro il 2030, vale a dire, fornire l'accesso universale all'energia, compresa l'energia elettrica e combustibili puliti per cucinare, arrivare al doppio della quota rinnovabile di energia dal 15% al ​​30% del mix globale, e raddoppiare il tasso di efficienza energetica. 

L'energia a basso costo diventerà sempre più una rarità. 
Gli eventi climatici estremi che abbiamo causato con l'energia fossile a basso costo bruciata da oltre due secoli però non sembrano fermarsi.

ANZI.