Visualizzazione post con etichetta immigrazione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta immigrazione. Mostra tutti i post

giovedì 7 aprile 2011

DOLORE E VOMITO



Ecco quello che ho provato, dopo aver saputo della morte di DUECENTOCINQUANTA MORTI.

Un enorme dolore per chi sperava con quella nave di andare a trovare una vita migliore.


Un dolore che riesco a immaginare poco anche se sono figlia di emigranti COME LA MAGGIOR PARTE DEI NORDESTINI.


Il dover abbandonare il tuo punto di riferimento, la tua vita, le tue abitudini, i tuoi amici e tuoi familiari, il tuo Amore per cercare di migliorare uno status di povertà inaudito.


Occhi giovani di sopravvissuti ci guardano e noi ci giriamo dall'altra parte, quasi sordi a un dolore immenso.


Occhi che non sono più capaci di piangere, tanto è lo sbalordito dolore.


Nessuna musica, nessuna gioia li attende, sono spariti da questo Pianeta.



E dal dolore di queste PERSONE emerge il mio stato d'animo:

UN SENSO DI NAUSEA UN VOMITO ...

Per l'orribile insensibilità di una "classe" politica sempre più chiusa in se stessa indifferente a tutto, addirittura (la battuta sul
bungabunga di B. è inaudita...non solo inudibile) INCIVILE.

Da loro non mi aspetto nulla, sto solo attenta e spero che tanti, tutti noi, parte sana e sofferente di questa Italia cattiva insensibile egoista vecchia stronza cattiva assassina puttana e puttaniera ricattatrice, INSIEME, come un sol corpo e una sola anima EMERGA dal fango e dalla merda e riattivi la circolazione di idee e di volontà di MANDARLI FUORI DALLA PALLE!


E MAGARI IN GALERA!



Daniela 


domenica 3 aprile 2011

Lavoro, immigrazione & finanza


Leggendo su un blog, un commento mi ha suggerito una prospettiva che ci induce a pensare in che maniera possano le grandi aziende comprimere i diritti senza che nessuno, a parte i lavoratori e CGIL, un sindacato su 3 dei più importanti, abbia da ridire. A parer mio, il fatto che ci sia un numero crescente di immigrati che cercano di venire a lavorare da noi, è strumentalizzato a scopi propagandistici, ma non rappresenta un dato negativo sul fronte lavorativo; il governo ha la parte più grande di responsabilità se non c'è una regolamentazione vera nel settore che impedisca alle aziende di delocalizzare impoverendo lo Stato, ed usando sostanzialmente questa minaccia a scopo contrattuale. Oltretutto non capisco come si possano usare gli immigrati per comprimere i salari. Nel mio settore (commercio) ad esempio, si è usata la scusa della crisi dei consumi per giustificare una recessione dei diritti ed un rallentamento molto significativo dell'incremento salariale; tutto ciò a fronte di un'espansione continua e crescente delle aziende operanti nel settore, che non giustifica, quindi, questa presa di posizione: se non vuoi aumentare adeguatamente i salari perché c'è crisi, come mai costruisci di sana pianta un centro commerciale dopo l'altro? Il quadro risulta semplice in un'ottica di incremento del fatturato che non tiene conto di alcuna politica del lavoro, grazie anche al ministro Sacconi, perfettamente immobile di fronte al problema, e schierato, assieme a sindacati compiacenti, dalla parte dei padroni. Il problema, è evidente, è politico ancor prima che economico: siamo in balia della finanza, che fa soldi sui soldi senza produrre nulla, di conseguenza impoverendo lo Stato, cioè noi; ed il fatto che la cosa sia legale è dovuto all'intreccio politico/affaristico che si è creato togliendo alla proprietà statale, cioè privatizzando, tutti quegli enti che prima garantivano una certa equità perché non avevano come scopo il profitto, a partire dal denaro, dandolo alle banche, le quali prima non ne erano proprietarie (il signoraggio ne è una nefasta conseguenza), ma che sta proseguendo con il tentativo, ad esempio, della distribuzione dell'acqua, ma che già ha segnato il nostro declino con la compagnia elettrica, quelle del gas e telefoniche, e che ebbe inizio alla fine degli anni '80 col gesto sconsiderato di Margaret Thatcher di tramutare in azioni private il patrimonio di enti pubblici che fino ad allora aveva garantito a tutti una certa equità; subito preso ad esempio da tutto il mondo occidentale, a favore di un capitalismo sfrenato che ci sta portando verso il baratro.
Ecco dunque la rincorsa al ribasso del costo del lavoro, che non produrrà altro che un impoverimento progressivo dei ceti medi senza per questo intaccare minimamente i grandi gruppi, le multinazionali, che non dovranno fare altro che delocalizzare, ribassare. Ma fino a quando? A tutto c’è un limite.

lunedì 28 marzo 2011

BOATO NELLA NOTTE



Abito a pochissima distanza dalla base di Aviano da dove partono gli aerei americani che poi vanno a "sganciare" in Libia.

Stanotte alle quattro di mattina mi sono svegliata di soprassalto e piena di terrore.

Un BOATO IMMENSO E LUNGHISSIMO mi ha ridestato e mi ha costretto ad alzarmi dal letto.
Ma poi ci sono ritornata, abbracciata al mio amore.

Qualcun'altro, da qualche altra parte del mondo, Libia compresa, no.

Stanotte quegli aerei sono partiti perchè io possa scrivere questo piccolo pensiero al PC, perchè io possa muovermi in macchina, avere la luce elettrica e tutta l'energia per vivere meglio dei tre quarti dell'umanità.

Se io fossi stata afgana, libica, o di altri posti pieni di guerra, forse, all'ascolto del boato, sarebbe seguito uno scoppio e morti.

Che diritto abbiamo di obbligare la gran parte del Pianeta a soffrire per farci accumulare mezzi materiali e privilegi?

Perchè non pensiamo che in fondo anche noi siamo "carne da cannone" siamo i consumatori finali, siamo quelli che provano le medicine e aspirano gli inquinamenti.

Intanto a Lampedusa i bambini non possono andare a scuola da un mese e le ragazze non possono uscire da casa.

Maroni è un ottimo vicesegretario della Lega ma un pessimo ministro dell'Interno.

Così facendo sta tenendo lontani "i problemi" dal nord e aumentando, sempre al nord, il TERRORE dell'immigrato.

E' vero. Molti di quelli che arrivano sono probabilmente delinquenti che scappano dal paese di origine per motivi ben diversi dall'asilo politico, ma non credo che tenerli tutti a Lampedusa o dargli dei soldi per tornare indietro serva a separare il grano dei richiedenti asilo dal loglio dei furbastri con cellulare e scarpe firmate.

E poi se uno non sta bene e non lavora a casa propria, non ha diritto di cercave altrove di migliorare la propria vita?

L'Italia è un paese dal quale sono usciti immigrati da oltre 150 anni, e i primi erano del nord.

Daniela

lunedì 6 dicembre 2010

SICCOME HO POCO TEMPO...


...faccio una specie di rapida "rassegna stampa" e qualche commento su una cosa di poco valore (apparentemente) ma che ha proprio rotto le scatole a tutti (il decoder).

Siamo arrivati a livello di "pressioni" antidemocratiche assurde. I cacciatori che chiedono la chiusura di un programmino su RAITRE di dieci minuti....PERCHE' DA FASTIDIO...oppure perchè (Maroni insegna) "manca il contradditorio"...

Siamo arrivati a un Paese che ha perso tutte le forze e si è rinchiuso in un assurdo egoistico soggettivismo, e su quello ognuno di noi manda le risposte come se L'IO SINGOLO racchiudesse di default tutte le VERITA'...e non solo non è vero, ma è pericoloso perchè le singole fragilità portano a una massa di un Paese poco forte e poco determinato...un po' in balia dei "poteri forti" che ci stanno sommergendo da troppi anni con la violenza dei media più stupidi dell'Universo.

La società - spiega il Censis - slitta sotto un'onda di pulsioni sregolate.
Viene meno la fiducia nelle lunghe derive e nell'efficacia delle classi dirigenti. E per questo bisognerebbe "tornare a desiderare" in quanto è questa "la virtù civile necessaria per riattivare le dinamiche sociali".


In questa società italica contemporanea succede che succedano cose come la tragedia dei profughi eritrei, e che ciò non interessi nessuno. Nemmeno Stefano Stefani, deputato leghista, presidente della commissione Affari esteri alla Camera che chiude il telefono in pochi secondi per liquidare i 250 profughi africani tenuti in ostaggio nel Sinai.
Sono persone che fuggono dalla fame e dalla repressione e che han trovato l'inferno dei respingimenti. Il carcere in Libia, poi la fuga verso la Turchia nella rincorsa alla sopravvivenza, per passare dalla Grecia e poi in Italia dove sperano di poter avere una vita migliore.
Ma attraversando l'Egitto si sono trovati di fronte pirati sequestratori che tengono i migranti legati come fossero assassini, e li liberano solo se possono pagare, tramite amici o parenti, cifre improponibili per loro, fino a 8000 euro. Chi tenta di scappare viene ucciso lì davanti a tutti, se va bene con la pistola, se va male a sprangate.
Ma a noi che che ci frega...


Poi succede che il decoder diventi un obbligo di legge.
So che sto facendo un salto logico, ma non tanto. In un paese spaesato, cala dall'alto di tutto, anche una cosa come il decoder.
E succede che chi più guarda la televisione e magari paga pure l'abbonamento, ovvero gli anziani, ecco sono loro a subirne maggiormente la beffa, perchè i decoder sono troppi e non si capisce quale prendere, e come funziona e dove si mette il filo e l'altro filo, e cosa vuol dire che si auto installa, e com'è che ho un altro telecomando...oddio...
Qualcuno aveva tentato qualche anno fa di rifilarcelo...e adesso è diventato legge. Il cognome è sempre lo stesso. Berlusconi.

A QUANDO LO IUS PRIMAE NOCTIS??