
In Brasile non c’è solo rifugio per un pluriomicida come Battisti (dopo la seconda guerra mondiale offrì rifugio anche ai Nazisti), in Brasile ci sono le favelas dove sono eseguite stragi di bambini, ma soprattutto in Brasile, Repubblica Federale con una presidente socialista, c’è il polmone del mondo, l’Amazzonia.
Un polmone verde mondiale massacrato e minacciato dall'avidità umana.
Le foreste cono l’unica, vera speranza per arrestare il riscaldamento globale e prevenire i mutamenti del clima. Il Brasile, sorto alla ribalta per il caso Battisti, è in grande crescita economica, soprattutto per i pochi ricchi che si pagano anche la sicurezza personale, ma sembra avere i difetti dei paesi del terzo mondo. Insomma un Paese “controverso”.
Il 24 maggio 2011, due ambientalisti, José Claudio Ribeiro da Silva e sua moglie Maria do Espirito Santo a Nova Ipixuna sono stati assassinati nello Stato di Pará.
Notizia data con grande rilievo dalla stampa all’estero qui da noi niente. Finito Battisti, finito il Brasile.
Qui da noi la stampa e i media si occupano degli stupidi giochini della provincialissima politica italiana. Eppure questi ambientalisti rischiano la vita per assicurare la vita a noi tutti.
Oggi ne parla il Corriere on line.
L’Amazzonia serva a TUTTO IL PIANETA è grande come l’Europa e quindi sarebbe il caso di collaborare a livello mondiale per salvaguardarla, ovvero organizzazioni come l’ONU dovrebbero intervenire visto che il Brasile non riesce a farvi fronte.
Gli omicidi si sono verificati poche ore prima che la Camera Bassa del Congresso brasiliano approvasse un disegno di legge che secondo gli ambientalisti aumenterà la deforestazione nella regione.
Tale normativa allenta le restrizioni sull’utilizzo dei terreni dei piccoli agricoltori, permettendo a quelli con piccole aziende di lavorare vicino agli argini e di utilizzare le colline.
La Commissione Pastorale della Terra, nota come CPT, nata nel 1975 come uno strumento della Chiesa Popolare brasiliana, e considerata come la risposta politica della Chiesa sulla questione della terra e sulla riforma agraria, è un gruppo che tiene traccia delle violenze contro gli attivisti ambientali. La CPT ha detto che oltre 1.150 attivisti, tra cui piccoli agricoltori, magistrati, sacerdoti e altri lavoratori rurali sono stati uccisi nelle dispute per la conservazione della foresta amazzonica fin dall'assassinio di Chico Mendes nel 1988, notissimo protettore della foresta pluviale.
La maggior parte degli omicidi rimangono impuniti, soprattutto nella regione amazzonica dove c'è la presenza del governo è rarefatta e dove i governi locali sono facilmente influenzabili dalle compagnie forestali, dai potenti proprietari terrieri, dagli allevatori e agricoltori che eliminano la foresta illegalmente.
Dal 1988, meno di 100 casi di omicidio sono andati in tribunale, secondo il CPT; circa 80 dei sicari sono stati condannati circa 15 degli uomini che li avevano assunti sono stati giudicati colpevoli, ma solo uno sta scontando una condanna ad oggi, un uomo colpevole di aver ordinato l'assassinio di una suora statunitense.
Nel caso dei da Silva, il CPT ha detto che gli uomini armati hanno tagliato l'orecchio di da Silva, probabilmente da portare come prova dell’avvenuta uccisione ai mandanti.
Le autorità non hanno ancora arrestato nessuno, è stato emesso solo un comunicato da parte del segretario della pubblica sicurezza dello Stato del Parà Luiz Fernandes Rocha afferma che lo Stato non tollera questo tipo di violenza nel nostro territorio che è stata mobilitata una squadra per indagare su ciò che è accaduto e arrestare i responsabili del crimine.
L’aria non è buona se le autorità brasiliane hanno dovuto portare in una località non rivelata due famiglie di contadini - in totale dieci persone, in gran parte bambini - minacciate di morte dai baroni della deforestazione.