Leopold Kohr fu un economista, giurista e politologo statunitense.
Kohr nacque nel 1909 nella piccola cittadina austriaca di Oberndorf bei Salzburg. Questo paesino austriaco, dove passò l'infanzia, lo ispirò nella scrittura della sua opera più importante, The Breakdown of Nations (Il crollo delle nazioni), ovviamente aggiungendo il suo studio critico di economia e teoria politica presso la London School of Economics, la sua esperienza come reporter di guerra durante la guerra civile spagnola e la conoscenza delle città Stato anarchiche, e al fatto che egli fu costretto a fuggire dall'Austria dopo l'invasione nazista (Kohr era ebreo).
Tutto questo contribuì al suo crescente sospetto a riguardo del Potere e dei suoi abusi.
Era noto per la sua opposizione al "culto della grandezza" e fu tra gli ispiratori del movimento del PICCOLO E' BELLO.
Perché parlare di questo quasi sconosciuto signore morto nel 1994?
Perché probabilmente sarebbe una di quelle persone ben poco stupite dell'attuale collasso planetario, sintomo della crisi di Grandezza.
Non era un capopopolo, anzi era mite e autoironico, lontano dalle luci della ribalta del Potere.
Nel 1957 con “Il crollo delle Nazioni” descrisse tale probabile collasso, ma le sue idee furono sistematicamente ignorate o perlopiù accettate con un'ombra di sorriso sgarbato. Non lusingava il Potere e questo lo ignorava.
Potere istituzionale e potere "rivoluzionario".
In realtà, il messaggio di Kohr era una sfida diretta a quei Poteri.
"Ovunque c'è qualcosa di sbagliato" diceva "qualcosa è troppo grande."
Stabilitosi negli Stati Uniti, Kohr iniziò a scrivere il libro che avrebbe definito il suo pensiero.
Egli sosteneva un principio radicale: i piccoli Stati, nazioni piccole e piccole economie sono più pacifiche, più prospere e più creative di tutte le grandi potenze o superstati.
Fu una affermazione fuori moda all'alba dell'era spaziale, soprattutto quando BISOGNAVA ESSERE MODERNI A TUTTI I COSTI, con forte fiducia nel progresso gigante, nella tecnologia che avrebbe portato avanti il destino dell'umanità.
Celebrati pensatori politici parlavano in tutta serietà di creare un governo mondiale, come prossimo passo verso l'unione dell'umanità e
Kohr fu estremamente in contrasto con tale principio prevalente.
Non sapendo come definirlo, lo descrissero infatti come un poeta.
Kohr sosteneva che i problemi della società non sono causati da particolari forme di organizzazione sociale o economica, ma dalla loro dimensione.
Il Socialismo, l’Anarchia, il Capitalismo, la Democrazia, la Monarchia potrebbero ugualmente funzionare bene se eseguiti a "scala umana": una scala in cui le persone possano svolgere un ruolo nel sistema che governa le loro vite.
Ma una volta arrivati alle dimensioni giganti degli Stati moderni, tutti i sistemi diventano oppressori.
Cambiare il sistema, o l'ideologia che sostiene uno Stato non impedisce l'arrivo della oppressione perché "il problema non è la cosa che è grande, ma la grandezza stessa".
Attingendo alla Storia, Kohr ha dimostrato che quando la gente ha troppo potere, sotto qualsiasi sistema o nessun sistema, tende ad abusarne.
Quindi si dovrebbe innanzitutto limitare la quantità di potere che ogni singola organizzazione o singolo governo possono detenere.
La soluzione ai problemi del mondo non era più l'unità, ma la divisione.
Il mondo dovrebbe essere diviso in piccoli Stati, più o meno equivalenti per dimensioni e potenza, in modo da limitare la crescita e quindi il dominio di uno su tutti.
I piccoli Stati e le piccole economie sono più flessibili, più capaci di resistere alle tempeste economiche, meno capaci di fare guerre, e i loro popoli sono più seri e responsabili.
Non solo, ma erano più creativi.
Molte delle glorie della cultura occidentale, dalle cattedrali alla grande arte alle innovazioni scientifiche, erano il prodotto dei piccoli Stati.
L'Italia in effetti ha dato vita al Rinascimento mentre era divisa in staterelli.
La Grandezza, ha previsto Kohr, non poteva che portare ad una maggiore grandezza, e "qualsiasi cosa che diventa troppo grande comincia a soffrire del problema irrefrenabile delle proporzioni ingestibili".
Al di là di questi limiti lo Stato è costretto ad accumulare più potenza per gestire il potere che già aveva (Impero Romano).
La crescita diventa cancerosa e inarrestabile, fino a quando c'era un solo possibile punto finale: il collasso.
Kohr mise in guardia il Mondo più di mezzo secolo fa asserendo che "la crescita invece di servire la vita, serve se stessa, pervertendo lo scopo stesso dell'esistenza".
La "crisi della grandezza" è qui ora presente e a quanto pare le soluzioni sono tutte identiche in tutto il Mondo: i sindacati devono concertare, meno pressione fiscale, stretta governance globale, sistemi di geoingegneria, una maggiore crescita economica.
Questo è ciò che leggiamo e sentiamo dire tutti i giorni, a parte poche isolate inascoltate voci.
Siamo di fronte alla Stella Morente della Grandezza e quindi vista l'imminente fine, l'intero ciclo di crescita potrebbe ricominciare tutto da capo.
Ma prima che questo accada, in mezzo alle "ere glaciali dell'intelletto durante il dominio della Grandezza", sarebbe bello far vedere sorgere un Mondo "piccolo e di nuovo libero". Questa la speranza che ci ha lasciato Kohr.







