lunedì 23 maggio 2011

I PAZZI SIETE VOI


Voi non siete stanchi stufi annoiati dalle battaglie VIRTUALI?

Voi non desiderate che ANCHE spento il PC ci sia la possibilità di farsi ascoltare senza bisogno che un famosissimo comico vi fornisca il brand?

Non sentite in lontananza una marcia funebre che porta lugubre le nostre SALME all'oblio?

I danni strutturali sapete che esistono da troppo tempo anche per un Paese antico e saggio come l'Italia?

REFERENDUM ACQUA 1 - SI!
REFERENDUM ACQUA 2 - SI!
REFERENDUM NUCLEARE - SI!
REFERENDUM GIUSTIZIA - SI!

Il 12 e il 13 giugno passate a votare SI SI SI SI e poi andate a guardarvi in giro e scoprirete LA VITA REALE.

Il nostro paesaggio, le nostre città, il nostro futuro sono stati ben poco salvaguardati.

Troppo inutile cemento, troppe inutili strade, troppa agricoltura intensiva per fare mais che fa troppa inutile carne, troppo nervosismo, troppa fretta, troppa puzza di energia fossile, troppo inutile consumo di inutili cose.

Ma se avrete votato SI SI SI SI vi sentirete meglio.

L'Acqua modella il Mondo, lo farà più bello.
Le centrali nucleari non diminuiranno affatto il costo dell'energia elettrica (chiedetelo agli amici francesi che con tutto quel proliferare di centrali si sono visti un aumento del 30% in bolletta).
La Giustizia finalmente libera ci ridurrà stress e nervosismo, migliorerà il nostro metabolismo e ci farà venire voglia di tornare a parlare CON LA GENTE REALE.

Smettiamola di cavillare sulle amministrative che, credetemi, non cambieranno nulla.

L'Europa, ricca e vecchia, VUOLE REALTA' ovvero vuole godere del mondo reale e non del mondo di facebook o dei blog o di altro UTILISSIMO MEZZO DI COMUNICAZIONE.

MEZZO NON FINE.

Qui come in Francia, Germania, Gran Bretagna, Spagna ect.

NON TEMIANO LE ONDE ALTE di chi possiede media e giornali.
Anche con una piccola barchetta possiamo andare oltre e dare un sostegno al futuro di questo povero Paese.

Andate qui, stampate su un A4 la sintesi dei 4 referendum e spiegatela a tutti quelli che vi ascolteranno. Mettetela nelle cassette delle lettere dei vostri vicini. Consegnatela al benzinaio, al panettiere a chiunque vi
salti in testa.

Fryderyk Franciszek Chopin

Fryderyk Franciszek Chopin nasce il 22 febbraio 1810 a Zelazowa Wola - che dista cinquanta chilometri da Varsavia - da Nicholas Chopin e Justyna Krayzanowsa, pianista dilettante. È interessante fare un rapido cenno alla vita del padre del musicista per comprendere come l'ambiente familiare abbia influenzato, in qualche modo, la crescita culturale e musicale del giovane Fryderyk.

Nicholas è di origini francesi e si trasferisce a Varsavia nel 1787. Nel 1794 entra nella guardia nazionale Polacca e cambia il nome in Mikolaj. Nel 1802 trova lavoro presso il conte Skarbek come insegnante di lingua francese del figlio. Nell'autunno del 1810 Mikolaj abbandona il posto di precettore presso gli Skarbek per coprire la carica di insegnante di francese al liceo di Varsavia. Nel 1812 ottiene la stessa carica presso la Scuola di Artiglieria e Genio. E, ancora, più in là diventa professore ordinario di lingua e letteratura francese al liceo. Grazie a questa carica gli viene assegnato un grande appartamento che Mikolaj trasforma in un pensionato per ragazzi benestanti.
È facile comprendere come il piccolo Chopin sia stato condizionato nel suo iniziale "sentire" musicale alla sua vita in una Varsavia in disfacimento, oppressa da Prussia e Russia ed isolata dagli ambienti musicalmente più evoluti. Sicuramente, però, il gusto per la musica della madre e la buona inclinazione di quest'ultima, come già detto, a suonare discretamente il pianoforte, fanno si che, seppure in un ambiente quale quello appena sopra descritto, il futuro compositore trovi terreno sufficientemente fertile per affermare e far conoscere le sue innate doti al pianoforte e la sua capacità di esprimersi in musica.

Deve molto della sua fama alle sue eccelse qualità di virtuoso del pianoforte dal quale riesce ad ottenere un suono totalmente nuovo ed elegantemente romantico grazie alla sua inarrivabile maestria nel legato, nel tocco, nella sfumatura dinamica.

Sin da piccolo Chopin dimostra le sue grandi doti al pianoforte e a soli sette anni viene affidato a Vojtech Zivný, violinista e pianista boemo, che incanala le innate doti artistiche in direzione di un apprendimento dei canoni musicali del tempo.

Comincia a scrivere, così, le prime opere quando riesce a malapena con tratto maldestro a fissare le note sul pentagramma: una polacca in sol minore, una in si bemolle maggiore ed un'altra in la bemolle maggiore che dedica al maestro.

I migliori salotti di Varsavia fanno a gara ad ospitare il giovanissimo musicista per ammirarlo ed ascoltarlo e a dodici anni, poichè Zivný si dichiara non abbastanza preparato a continuare l'educazione quel genio della musica, viene affidato alle cure di un valente musicista - Jòzef Elsner - che ben presto comprende le potenzialità di Chopin e si esprime al suo riguardo parlando di genio musicale.

È abitudine per la famiglia Chopin trascorrere le vacanze scolastiche nell'entrotrerra polacco e ciò consente a piccolo prodigio di entrare in contatto diretto con la musica contadina dalla quale riceve non poca influenza e che si potrà ritrovare spesso nelle composizioni del futuro eccelso musicista.
Dopo la licenza liceale Chopin può dedicarsi a tempo pieno alla musica e nel 1826, quando è già un affermato pianista, si iscrive alla Scuola di Musica retta da Elsner.

Nel 1829 Chopin si reca per un breve soggiorno a Vienna per tenere due concerti nei quali riporta entusiastici consensi di pubblico. Ritorna a Varsavia e compone alcuni studi, i due concerti per pianoforte ed orchestra, l'Andante spianato e la Polacca op. 22 per pianoforte ed orchestra. Nel 1830 Chopin decide di partire per una tournee che lo vede a Vienna, Parigi e l'Italia (dove suona con successo a Venezia). Nella capitale Austriaca non riesce ad organizzare alcun concerto e, intanto, il 29 novembre a Varsavia scoppia la rivolta contro l'occupazione zarista. Anche l'Austria, però, occupa, in quei tempi, le regioni meridionali della Polonia e le faccende di Varsavia mettono in cattiva luce i polacchi agli occhi degli austriaci. Nonostante questo periodo poco felice, il musicista compone lo Scherzo op. 20.

Nel Luglio del 1831 decide di lasciare l'Austria spostandosi dapprima a Linz, poi a Salisburgo e Monaco. Nel settembre dello stesso anno si trova a Stoccarda e qui apprende che Varsavia è caduta nelle mani dei russi. Non interrompe la sua attività di compositore e compone lo Studio in do minore op. 10 n. 12, lo Studio in la minore op. 25 n. 11 e i Preludi n. 2, 8 e 24.

Verso la fine del 1831 è a Parigi dove ha modo di incontrare i profughi polacchi fuggiti da Varsavia tra i quali vi sono anche appartenenti a famiglie nobili che hanno avuto modo di conoscere il giovane pianista nella loro città di provenienza.

È proprio a Parigi che il genio musicale del compositore si manifesta completamente. Diviene ben presto oggetto di attenzione ed ammirazione da parte della società parigina e intuisce subito che il suo fare musica si adatta molto meglio alle case dei privati dove poche ed attente persone possono ascoltare il suo virtuosismo pianistico, che nelle grande sale da concerti trovandosi a disagio di fronte alle grandi masse. In questi salotti ha modo di farsi ascoltare da grandi musicisti come Berlioz, Rossini, Liszt e Cherubini e la cui presenza gli è di enorme stimolo intellettuale ed artistico. Le continue richieste al giovane polacco di intervenire nei vari salotti parigini lo rendono uno degli artisti di punta degli ambienti culturali: ciò fa si che Chopin veda il consolidarsi di un notevole patrimonio.

Nel giovane musicista comincia a manifestarsi, intanto, una grave forma di tubercolosi che probabilmente si porta dietro, in forma latente, sin da bambino e che del resto è già presente nella sua famiglia.

Grazie a Liszt ed alla contessa d'Agoult, conosce la scrittrice George Sand che viene immediatamente attratta dal "personaggio" incarnato dallo Chopin di quegli anni: il musicista bello, malato, richiesto dal bel mondo di Parigi non può che sedurre l'eccentrica scrittrice. Con essa, il compositore, inizia una tormentata relazione che si protrae per dieci anni circa.
Nel 1839 George Sand e Chopin vanno a trascorrere l'inverno nell'isola di Maiorca: le poco confortevoli condizioni del viaggio e l'agitato soggiorno sull'isola entusiasmano la scrittrice ma risultano spaventosi per il musicista, anche per il clima umido che peggiora notevolmente la sua salute. Il 7 febbraio del 1839 devono rientrare in Francia. Gli anni trascorsi con la Sand sono gli anni in cui in cui si concentra la maggior parte dei suoi capolavori come la Fantasia op. 49, la Berceuse, la Polacca-Fantasia ed i Notturni.

La sua salute va sempre più in declino, minata maggiormente da alcuni luttuosi accadimenti che funestano quegli anni: la morte del suo maestro Zivný, quella del migliore amico Jan Matuszynski e la morte del padre Nicholas. Inevitabilmente al crollo del suo stato di salute corrisponde l'inaridimento della vena artistica con una repentina diminuzione dell'attività di composizione.
Nel 1847, come se non bastasse, finisce il suo legame con l'eccentrica scrittrice Sand e l'anno dopo Chopin parte per l'Inghilterra dove conosce Dickens; a Londra tiene il suo ultimo concerto a favore dei profughi polacchi e nel gennaio successivo torna a Parigi in pessime condizioni fisiche ed in serie difficoltà economiche. Assistito dalla sorella Luisa, muore nel mese di ottobre del 1894. È sepolto a Parigi al Pére Lachaise accanto a Bellini e a Cherubini; il suo cuore viene portato a Varsavia ed è murato nella chiesa di Santa Croce.

Non credo ci sia qualcuno che non associ inesorabilmente Chopin al pianoforte dato che è maggiormente per questo strumento che il musicista ha composto le sue opere. Forse, però, c'è qualcuno che leggendo il nome di questo compositore pensa subito ai Notturni come le composizioni più famose e rappresentative del compositore.

Potrei essere d'accordo in linea di massima ma - a parte i due concerti per pianoforte ed orchestra che, a parer mio, "fanno musica" a parte nel novero delle opere del musicista - ritengo che è sostanzialmente per tutta quella sequela di composizioni che si direbbero "secondarie" che, almeno fra gli appassionati, Chopin è più apprezzato: Valzer, Polacche, Improvvisi, Mazurke, Preludi, Ballate e Scherzi, Studi. A cui vanno aggiunte una "Berceuse" ed una "Barcarola" che sono due composizioni in cui Chopin dà dimostrazione del suo genio e del suo talento soprattutto per quanto riguarda la struttura musicale, diversa per entrambe.

FRYDERYK CHOPIN - Barcarola in FA diesis mag. OP 60.

La Barcarola, come la Berceuse, è uno dei pezzi unici di Chopin ma si differenzia da essa per una diversa struttura musicale che segue più il modello del notturno, ossia suddividendo la composizione in tre parti in cui la seconda è diversa dalla prima e dalla terza che sono, invece, analoghe. La presenza di queste simmetrie melodiche sono, chiaramente, del tipo proprio di Chopin e cioè sempre variate ed abbellite dall'elegante ed inimitabile virtuosismo del grande musicista che si riscontra, in quest'opera - come anche nella Berceuse, peraltro - per il necessario utilizzo di tasti neri, conseguenza delle tonalità di scrittura usate dal compositore polacco.

FRYDERYK CHOPIN - Berceuse in RE bemolle mag. OP. 57


La Berceuse presenta una struttura musicale molto complessa dall'esito eccezionale. Il ritmo fondamentale è quello di barcarola, molto diffuso nella musica da salotto dell'epoca. Avere intitolato questa composizione Berceuse, però, ci fa capire che per Chopin si tratta di una ninna-nanna e ciò giustifica anche la ripetizione ostinata del ritmo, quasi con scopo ipnotico. La melodia è ricca di fascino che può essere paragonato quasi ad un canto improvvisato che si prolunga in una serie di varianti che raggiungono anche punte virtuosistiche prima che la melodia si ripresenti nella sua forma iniziale fino a conclusione.


Qualunquismi





Basta con il qualunquismo grillesco! 
Ci vogliono proposte concrete, utili al paese, di ampio respiro.
Si potrebbero portare un paio di ministeri a Milano! Questa si che sarebbe una proposta intelligente.
Se ne potrebbero portare altri due a Napoli, questo sarebbe perseverare intelligentemente sulla strada giusta.
Si potrebbero poi riportare a Roma, magari in occasione di eventuali ballottaggi futuri nella capitale ed il ritorno dei ministeri avverrebbe in quel momento solo per un caso, sia ben chiaro.
Si potrebbe aprire un bel casinò in ogni comune!
Si potrebbero azzerare tutte le multe e magari azzerare anche tutte le tasse perché no? Lo stato si potrebbe alleggerire molto licenziando in blocco tutti i suoi dipendenti assenteisti (a parte i politici che devono portare avanti questa ed altre riforme per il paese) offrendo i loro posti ai disoccupati (momentaneamente non sarebbero pagati, ovviamente, ma d'altronde non lo erano neanche prima, dunque di cosa si dovrebbero lamentare? Almeno avrebbero un lavoro e contribuirebbero al miglioramento dei conti dello stato). Con questo si risolverebbe il problema delle tasse e quello della disoccupazione a costo zero! Gli altri costi verrebbero pagati con offerte volontarie da parte di privati. Ci sono tanti privati che smaniano dalla voglia di offrire denaro ai politici, oggi lo devono fare nascostamente, domani potranno farlo liberamente, alla luce del sole! Loro sarebbero contenti di questo, il popolo sarebbe contento di non pagare tasse!
Si potrebbero chiudere le scuole facendo la gioia di tanti bambini e ragazzi e questa sarebbe la più grande riforma della scuola, addirittura superiore a quella della Gelmini che era già di tutto rispetto!
Si potrebbero chiudere gli ospedali, abolendo per decreto le malattie, si sta pensando ad una legge chiamata provvisoriamente della malattia breve, per ora si preferisce non divulgare i dettagli, ma è una soluzione veramente innovativa e risolutiva. Basta con le malattie, i malati, gli ospedali ed altre cose del genere! D'altronde dopo la risoluzione del problema del cancro, è rimasto ben poco da curare ed infatti si stanno già da qualche tempo chiudendo molti ospedali e reparti.
Un'altro bel taglio si darebbe abolendo polizia e carabinieri, che sarebbero sostituiti da ronde padane e polizie private. Si potrebbero chiudere i tribunali evitando così tutte le lungaggini dei procesi che sappiamo, tanto si sa che i giudici sono in mala fede, lasciamo decidere al popolo con elezioni, televoto e manifestazioni di appoggio chi è innocente e chi colpevole, d'altronde, come dicevano i latini: 'Vox populi, vox Dei' (o Die)! E poi, ormai, bloccato l'ingresso degli stranieri nel nostro paese, non ci saranno più crimini e non ci sarà più bisogno né di polizia, né di tribunali, né di carceri! Sia ben chiaro questo finché non riandranno al governo i comunisti, che se accadesse, quelli riaprirebbero le porte, costruirebbero moschee ed inviterebbero gli africani a stuprare le vostre donne!
D'altronde si è già dimostrato che la volontà di combattere il qualunquismo è concreta, quando si è tolta ai cittadini la possibilità di scegliere i candidati, è stato proprio per evitare che si scegliessero candidati qualunque. Si è trattato di una lungimirante mossa contro il qualunquismo. 




venerdì 20 maggio 2011

Paolo Spagnolo- J. S. Bach Preludio e fuga n. 1 vol. I

IL CLAVICEMBALO BEN TEMPERATO - PRELUDIO N. 1



(Pablo Picasso, Ritratto di Ambroise Vollard, 1910, Museo Pushkin, Mosca)
Luigi Morsello

Ho cercato a lungo una descrizione-trattazione dell’opera ed ho trovato questa in un blog, al seguente URL: http://lemievaligie.splinder.com/

Il blog titola “Le mie valigie” ed appartiene ad Elena 66, non ci sono altri dati.

Ecco come scrive “Lo zotico”, pseudonimo di chi sa chi.

“Il Clavicembalo ben Temperato. Ma di cosa si tratta in realtà? Conoscendo il contenuto dei due libri, devo dire che Bach, in quanto ad assegnare titoli alle proprie opere, non era il massimo. Infatti, leggendo questo titolo mi vien da pensare ad un clavicembalo in acciaio raddolcito; oppure ad un clavicembalo che suona particolarmente bene in un clima mediterraneo; o forse ad un clavicembalo dai tasti acuminati; forse è uno strumento il cui suono viene ben attutito? Niente di tutto questo!

Innanzitutto si tratta di due libri scritti in due momenti differenti della vita del "Vecchio" Bach: il primo libro riporta la data del 1722, mentre il secondo è del 1744. Tutta l'opera, con diversi obiettivi, segue un'architettura ben determinata.

Consta di due libri. Ciascun libro riporta 12 coppie di preludi e fughe. Ogni coppia di composizioni è in rapporto dialettico secondo principi tecnici diversi (o almeno questo come prima idea):

  • Il Preludio, più basato sullo sviluppo degli accordi;
  • La Fuga, maggiormente basata sul rapporto delle linee melodiche.

Ciascuna coppia di preludio e fuga è scritta sia nella Tonalità Maggiore che nella Tonalità Minore. Con questa struttura l'opera segue tutta la scala cromatica fino al suo completamento.
Cerchiamo di capire che aria tirava nella casa di Johann Sebastian. Egli faceva musica all'organo in chiesa, con il cembalo la faceva a casa, provava con cantori e strumentisti, componeva per tutti gli strumenti e dava lezioni private di musica. In questo ambiente è chiaro che anche i figli divennero inclini alla musica. Proprio per loro nacque in Bach l'idea primordiale del Clavicembalo Ben Temperato, ovvero per esercitarli a suonare in tutte le tonalità.

Ora però dobbiamo tenere presente l'evoluzione che gli strumenti a tastiera stanno avendo all'epoca e, con essa, il problema dell'accordatura. Un problema che si poneva perché essa non era così immediatamente "aggiustabile" come negli strumenti ad arco o a fiato. Che vuol dire questo? Sommariamente posso accennare solo al fatto che nel nostro sistema musicale, per questioni legate ai rapporti tra le frequenze, due “stessi” suoni (esempio DO# e REb) in realtà non coincidono. Ora il problema oggi ci sembra di poco conto, ma all'epoca di Bach, quando i suoni si trascinavano questa differenza, a seconda della tonalità utilizzata dal compositore, bisognava accordare tutti gli strumenti. Dopo numerosi passi intermedi, fu trovata, alla fine del XVII secolo, la soluzione di compromesso ancor oggi in vigore: la suddivisione dell'ottava (DO – DO) in dodici parti uguali. Si trattava del cosiddetto "temperamento equabile", nel quale tutti gli intervalli naturali, ad eccezione dell'ottava, si discostano un poco dagli intervalli naturali, mantenendo però tra i suoni una distanza che è indipendente dalla tonalità nella quale ci si trova. Solo a quel punto si poté far uso di tutte le tonalità e passare dall'una all'altra qualsiasi. L'abbandono dell'accordatura naturale fu certo una perdita spiacevole, ma enormemente maggiori furono i vantaggi che ne derivarono alla musica (con questo sistema DO# e REb coincidono).

L'evoluzione dell'idea primordiale di Bach era quello di dimostrare che suonando su una tastiera che utilizzasse un'accordatura di tipo equabile, ovvero fosse "ben temperata", si potesse passare da una tonalità all'altra in maniera indipendente.
In questa opera Bach, oltre ad essere un grande maestro, prima per i suoi figli, poi per gli allievi privati, mostra a tutti il genere "imitativo" in tutto il suo splendore In Bach il gioco delle proposte e delle risposte passa per tutti i gradi dell'espressione, da concitata a gaia, ora meditativa ora estrosa, poi burlesca dopo pomposa, con infinite sfumature, e con un senso di vita ampio e vigoroso che nasce da una concezione profondamente poetico-architettonica dei suoni e dei loro rapporti di ombra e di luce, di vuoto e di pieno, di orizzontalità dei disegni melodici e di verticalità delle ripercussioni acute o gravi.
Vorrei consigliare a tutti l'ascolto del Clavicembalo ben Temperato... ehm... chiedo scusa per lo sbaglio. In effetti il titolo dell'opera è "Dos Wohl temperirte Clavier", quindi dovrei dire: Vorrei consigliare a tutti l'ascolto della Tastiera ben Temperata, un'opera d'arte unica nella storia e ricca di particolarità e di "argomenti".

Voglio citare solo dei piccoli particolari che sono nascosti all'interno del primo Preludio e Fuga in DO Maggiore (quello che possiamo ascoltare inizialmente in questo media) del I libro al fine di generare un po' di curiosità su ciò che Bach ha lasciato all'umanità:
- La linea melodica formata all'inizio dalle sole note acute di ogni battuta del Preludio richiama palesemente il soggetto della fuga.

- La celebre Ave Maria altro non è che questo Preludio su cui Gounod ha solo poggiato la linea melodica con le parole.

- La relazione tra la musica di Bach e la numerologia è ormai un elemento assodato. Secondo la ghematria, il nome BACH assume il valore di 14 (B = 2 ; A = 1 ; C = 3 ; H = 8). Ebbene, nella prima fuga indovinate un po' quante sono le note che formano il soggetto? Avete indovinato: BRAVI. Sono proprio 14.

- Sempre nella prima fuga le entrate del soggetto sono ben 24, dunque un'allusione nascosta e significativa al circolo delle 24 tonalità che sarà percorso nel Clavicem... ehm... Tastiera Ben Temperata.

Il prezioso manoscritto, da oltre cento anni, si trova nella Deutsche Staatsbibliothek e, che per quella pazza mania di far valere la proprietà degli uomini anche sulle opere d'arte, la prima pagina è deturpata, al centro, da un timbro ovale che ne rivendica la proprietà: "Ex Bibl. Regia Berolin"

Il marchio va a rovinare una delle più belle pagine di altruismo e poesia che mi sia mai capitato di leggere. Questa pagina, redatta da Bach in bella scrittura e ornata con graziosi arabeschi, porta il titolo:

"Dos Wohl temperirte Clavier, oder Preludia, una Fugen durch alle Tone und Semitonia, So wohl tertiam majorem oder Ut Re Mi anlangend, als auch tertiam minorem oder Re Mi Fa betreffend. Zum Nutzen und Gebrauch der Lehr-begierìgen Musicalischen Jugend, als auch derer in dieserà studio schon habil seyenden besonderem ZeitVertrteìb auffgesetzel und verfertiget von Johann Sebastian Bach p. t.: HochF. Anhalt-Cothenischen Capel-Meistern und Directore derer CammerMusiquen. Anno 1722."

"La tastiera ben temperata, ovvero preludi e fughe in tutti i toni e semitoni, comprendenti sia la terza maggiore, ossia Ut Re Mi, che la terza minore, ossia Re Mi Fa, per il profitto e l'uso della gioventù musicale desiderosa d'apprendere, come pure per particolare diletto di coloro che sono già abili in quest'arte, compilato e portato a termine da Johann Sebastian Bach, attualmente maestro di cappella e direttore delle musiche di camera di Sua Altezza il Principe di Anhalt-Còthen. Anno 1722."

Non tutto è chiaro, almeno per me che non ho studiato musica, ma l’ascolto del preludio n. 1, quello sulla cui linea melodica poggia l’Ave Maria di Gounod, compensa qualsiasi carenza, perché la musica non la si capisce, la si sente.

Non la si deve capire ma sentire.

Per sentire non intendo riferirmi all’ascolto fisico della musica, che è cosa diversa dal sentire la musica.

E per essere iniziati a sentirla occorre iniziare da quella più orecchiabile.

Viene raccontato di Arturo Toscanini un aneddoto, questo.

Al termine di un concerto negli U.S.A. una spettatrice avvicinò il Maestro manifestandogli il proprio entusiasmo e dolendosi del fatto che di musica non ci capiva niente.
Toscanini portò la signora in un ridotto del teatro dove c’era un pianoforte ed eseguì l’aria ‘La donna è mobile’ dal Trovatore di Giuseppe Verdi.

Poi chiese alla donna di canticchiare la melodia anche senza conoscerne le parole e quando la 'fan ante litteram' ci riuscì con sua grande meraviglia e gioia il Maestro le disse che appunto la musica non va capita ma 'sentita' e per ‘sentire’ la musica occorreva iniziare da quella più orecchiabile.

Come il Preludio n. 1 dal Clavicembalo ben Temperato di Johann Sebastian Bach, che può essere ascoltato dal seguente video.

Può darsi che qualcuno voglia descrivere ciò che ha provato all’ascolto: lo faccia, anche in modo a-tecnico, non si scoraggi, come non mi scoraggio io.