
Ieri il Censis ha presentato a Roma un documento che riguarda la crescente sregolazione delle pulsioni.
Il Censis ha proposto una interpretazione di questo fatto evidenziando come le cause, complesse e trasversali, possano essere la crisi dell’autorità, il declino dei desideri, la riduzione del controllo sulle pulsioni.
In una società sempre più orizzontale, i riferimenti etici e gli ideali comuni diventano sempre più labili, e deboli diventano i legami e le relazioni sociali. Un tessuto sociale “molecolarizzato” dove crescono comportamenti quali la pervasiva sregolazione delle pulsioni.
La legge è stata depotenziata e così si sentono spesso frasi del genere:
- Per divertirsi davvero bisogna perdere un po’ il controllo;
- Nella sfera privata ogni comportamento è lecito;
- Ci sono dei momenti di svago in cui è lecito trasgredire;
- E’ legittimo che una bella donna usi anche il suo corpo per avere successo;
- Gli amici e i parenti vanno sempre aiutati, anche a costo di infrangere qualche regola;
- Per raggiungere i propri obiettivi bisogna sfruttare le occasioni, e accettare qualche compromesso;
- In un mondo di furbi ci si deve adeguare e diventare come gli altri;
- A volte è giusto difendersi da sé, anche con le cattive;
- Se non ci si fa rispettare, non si otterrà mai il rispetto;
- Si può essere buoni cattolici anche se non ci si adegua alla morale sessuale della Chiesa e si agisce secondo coscienza;
- Le regole non devono soffocare la libertà personale.
L’85,5% degli italiani ritiene di essere l’arbitro unico dei propri comportamenti, e tuttavia va ricordato che una ricerca del soddisfacimento immediato del bisogno di provare sensazioni piacevoli aiuta a sottrarsi alla realtà, spesso opprimente e infelice.
La pericolosità sociale del consumo di droghe non è diminuita ed è cresciuto il consumo di bevande alcoliche da parte dei giovani consumatori. Sono anche raddoppiati i consumi di antidepressivi dal 2001 al 2009.
Sono state rilevate nuove forme di dipendenza quali il gioco e internet. Il gioco non serve più a socializzare ma è effettuato in solitudine, uno di fronte alla slot machine.
La dipendenza da internet/computer, nelle sue varie articolazioni (dalla dipendenza dal sesso virtuale a quella relazionale, da quella per il gioco online al sovraccarico informativo) sta per essere inserita nel DSM-V, la nuova versione del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, e classificata come disturbo ossessivo-compulsivo.
La stima dei soggetti dipendenti dalla rete si attesta tra il 6-11% degli utenti. Per questi soggetti l’uso di internet assume i caratteri di una pulsione irrinunciabile che produce un progressivo distacco dalla vita reale, un diradamento delle relazioni concrete a vantaggio di quelle virtuali, il prevalere di una dimensione quasi esclusiva di autoreferenzialità che preferisce fare a meno del rapporto con l’altro, anche nella sessualità.
Non è dimenticata la dimensione più prettamente narcisista delle pulsioni, quella legata al bisogno di apparire. Il modello estetico di riferimento è un modello culturalmente imposto ed anzi sempre meno differenziato da canoni estetici locali e ha modificato il rapporto con il cibo, tramite malato per la costruzione totalmente autoreferenziale della propria immagine.
L’offerta ininterrotta, tratto costitutivo della società dei consumi, è un meccanismo potente che offre a tutti la possibilità di possedere oggetti, relazioni, notizie e conoscenze mai desiderate, che determina una domanda obbligata di qualcosa che non si è veramente mai desiderato. Lo shopping compulsivo, non si è mai interrotto; infatti tra il 2005 ed il 2010, nonostante la crisi economica, sono cresciuti dell'81,8% i consumi di apparecchiature per la telefonia e del 32,9% quelli per articoli audiovisivi, fotografici, computer ed accessori.
Nelle conclusioni però c’è una dichiarazione di positività della rete.
Nel crescente utilizzo di internet si segnalano forme nuove di interconnessione e diffusione delle informazioni in cui prevale la comunicazione tra pari e la diffusione orizzontale dei contenuti trasmessi.
Internet poi è sempre di più il luogo ideale della rappresentazione di sé, il vero luogo globale dove sempre più persone non possono fare a meno di raccontarsi ma dove si sperimentano forme nuove di connessione e riconoscimento.
Gli italiani sono tra i maggiori frequentatori dei social network: dal settembre 2008 al marzo 2011 gli utenti di Facebook sono passati da 1.300.000 a 19.200.000. I social network sono uno dei fenomeni sociali più rilevanti degli ultimi anni, si presta ad una duplice lettura:
§ una forma avanzata di narcisismo di massa, una sorta di compulsione collettiva verso la rappresentazione pubblica di sé;
§ nuove forme di socialità orizzontale, fortemente paritarie (in cui se tutti appaiono nessuno è davvero famoso) che, con ogni probabilità, vanno al di là della dimensione pulsionale e rispondono ad un bisogno, ad un desiderio, di ricondensazione sociale e di ri-condivisione di significati e di aspirazioni, e che soprattutto hanno dimostrato di avere un grande potenziale di mobilitazione nel “mondo reale”.
Forse la pulsione dell’appartenenza alla rete, la risposta compulsiva all’eccesso di offerta di informazioni e di presenza comincia a configurarsi nella forma più strutturata del desiderio, desiderio di riappropriarsi di uno spazio di significato condiviso su cui cominciare a costruire il cambiamento.




