
Sono mezza veneta e mezza friulana, quindi assolutamente nordestina. Conosco queste genti, le loro caratteristiche, sia positive e sia negative.
Le caratteristiche positive sono la grande voglia di lavorare, costruire, ordinare il mondo dove si abita, la testardaggine con cui si riparte dopo ogni sconfitta, la costanza nel voler migliorare la propria condizione economica.
Qui sono nati grandi artisti, grandi scienziati e grandi intellettuali.
L’ultimo grande intellettuale italiano, uno che ha preso posizione e non ha mai tentennato, è nato qui, nel nordest, a Casarsa della Delizia (PN), era Pier Paolo Pasolini, friulano.
Le caratteristiche negative sono quelle che crescono nel brodo di coltura misto di provincialismo e bigotteria. Non dare importanza e valore allo studio e alla cultura, non imparare nulla dall’essere stati i primi emigranti italiani (qui c’era una povertà endemica nell’Ottocento e primi Novecento) sebbene i migranti abbiano portato indietro ricchezza economica e benessere, essere legati a tradizioni solo di facciata (“famiglia” e “chiesa” in primis).
In questo brodo di coltura la Lega ha trovato terreno fertile. Un popolo di “gnomi” ovvero capaci di eccellenze tecnologiche mondiali ma stitici di spirito, paranoici e paurosi di un “esterno” che venisse a portar via la pentola d’oro.
Eppure qui gli extracomunitari si integrano velocemente (imparano anche il dialetto), qui c’è la maggior percentuale di volontariato d’Italia.
I nordestini nella paura e nella chiusura hanno perso il senso della collettività vera (che io ricordo vagamente da piccola) e l’hanno sostituito con il senso della collettività falsa, televisiva, leghista dell’”essere veneti in Veneto” e del “parlare la lingua veneta”.
Si sono arroccati, si sono sentiti staccati, autorizzati dalla ricchezza economica, niente più li teneva uniti ai “romani” o ai “meridionali”.
Hanno costruito la loro ricchezza economica devastando un territorio bellissimo.
Laghi e fiumi, zone umide, risorgive, lagune e mare, insieme a montagne, colline, altopiani, carsismi, pianure con i loro splendidi habitat naturali, ricchi di specie faunistiche e floristiche.
E poi il paesaggio dell’uomo, spettacolari città d’arte come Verona, Vicenza, Padova, Venezia e Treviso a cui si aggiungono una miriade di altre piccole cittadine, collegate tra loro da storiche infrastrutture sia su suolo che acquee.
Se dall’alto si osservano i territori del Veneto e del Lazio e della Campania non si riesce a distinguere nulla. Una conurbazione urbana continua, uno sfruttamento del suolo che sembra tutto identico, e senza scopo. Eppure in Veneto il condono ha sanato tutto, è tutto regolare. Le leggi in Veneto hanno fatto diventare lecito ciò che lecito non era affatto.
Era lecito consumare suolo agricolo senza riflessioni programmatorie, impermeabilizzare e costruire anche in aree golenali, deviare corsi fluviali, non fare manutenzioni sufficienti sulla rete idrologica, sradicare boschi e foreste, inquinare in nome di un “progresso” imbecille che è arrivato, forse, al punto di non ritorno?
Al punto che l’ambiente non è più in grado di rigenerare le risorse.
È arrivata la pioggia d’autunno, d’autunno spesso piove tanto. e se poi aggiungi la combinazione dello scirocco (anche questo autunnale) siamo all’attuale situazione.
Un Veneto allagato, rovinato dall’acqua che nulla può fermare, se non un diverso uso del territorio.
E come sempre i veneti si sono messi subito a ripulire, sistemare, salvare il possibile. Sono grandi lavoratori i veneti, e non amano discutere se devono affrontare una emergenza, non sono abituati a lamentarsi.
Ma è successa una cosa nuova.
Mentre i veneti erano alluvionati, nessun media si occupava di loro (solo La7), se non in ritardo. Non si sapeva che c’erano 5000 sfollati solo in provincia di Padova, tre morti e un disperso. E nulla dei danni ambientali ed economici.
Spariti i veneti dal contesto mediatico, proprio come i meridionali?
Dove erano le camicie verdi? Avrebbero dovuto accorrere in massa a salvare gli altri padani.
Solo la desolata faccia di Zaia a La7 che chiedeva aiuto allo Stato.
A seguire la minaccia degli industriali vicentini di non pagare le tasse allo Stato se questo non dava aiuti.
È ricomparsa la parola Stato in bocca ai veneti che se ne erano allontanati così tanto da stuzzicare gli spiriti di www.spinoza.it a spararne sul fatto che i leghisti adesso vanno in gommone come gli immigrati, oppure che hanno montato il MOSE al contrario, oppure che, e questa è indicativa, “chiedono aiuto ma nessuno li capisce”.
Peccato che il concetto di Stato ricompaia solo con le disgrazie.
Spero che il senso dello Stato riprenda vigore anche qui nel nordest e con esso il senso della realtà. Una realtà fatta di un ambiente che non ha risorse infinite.
Si vada a vedere un eccellente lavoro di Nicola Dall'Olio, un film documentario in concorso al festival Cinemambiente 2010, dove ha ottenuto una menzione speciale, intitolato “Il suolo minacciato”.